Ho aperto questo blog... boh? Forse un po' per gioco, forse un po' sul serio, forse un po' al buio... alla fine non lo so nemmeno io. Forse l'ho aperto perché pensavo che liberare qui tutti i veleni che mi porto dentro da tempo potesse servire, in qualche modo, a farmi vedere il mondo e i suoi abitanti in modo diverso, magari più pulito.
Invece mi rendo conto che accade il contrario. "Il male genera il male" ho letto da qualche parte.
E forse è vero.
Anzi, sicuramente lo è.
E non ho niente per cui devo cercare qui una sorta di assoluzione, questo lo sto capendo giorno dopo giorno. Dopotutto quello che accade è quello che ci andiamo a cercare e, forse, anzi, probabilmente, quello che mi accade sono stato io ad andarmelo a cercare.
I guai.
Le fughe.
Il vivere sempre con un occhio davanti e uno dietro.
La paura.
L'angoscia.
Doversi sentire un clandestino ovunque e rendersi conto che nessun posto è il tuo posto.
Vagare senza mettere radici.
Piangere senza nemmeno il conforto di qualcuno che possa capire il perché.
E tutto perché sei uno zuccone, un idealista, un povero coglione che non riesce a stare zitto e che nasconde dietro il suo finto cinismo, l'arrogante pretesa di salvare il mondo.
E allora ti ritrovi qui, a scrivere sul web parole che, in qualche modo, possano rappresentarti, ma, allo stesso tempo, siano il più distaccate possibile da te. Perché devi stare attento a non farti "beccare".
Come in un film.
Quelli con i cattivi che ritrovano sempre il poveraccio che stanno cercando.
Ma questo non è un film e tu non sei più furbo di quello che scappa nella pellicola. Sono, forse, un po' meno fantasiosi quelli che ti cercano. Meno male non hanno sceneggiatori hollywoodiani a suggerirgli cosa fare.
E sei pronto, comunque, una volta in più, a fare le valigie. Troppo tempo che stai qua dove stai. E' tempo di cambiare. Un'altra volta. La prima da quando scrivi su questo blog. La prima in cui lo dici. Speriamo non sia l'ultima.
Oggi ho visto un teschio. Sì, un teschio. Il teschio di un cranio umano. È quasi buffo perché da quelle orbite vuote sembra che ti guardi in modo beffardo.
Un cranio e poco altro... è quello che rimane di noi. Questo siamo?
E, mi chiedevo, prima di essere consumato dal tempo e dalla morte, che volto c'era sopra quel pezzo d'osso?
Di che colore saranno stati i suoi occhi?
Come sorrideva?
Quante lacrime saranno scese su quelle guance?
E quali espressioni, le smorfie... e tutto quanto un volto umano esprime. E come sarà stato quel volto?
Ma, dopotutto... che importa? A chi importa com'era quel cranio prima di diventare solo un teschio, a chi importa se si chiamava James, Margherita o Franz? A chi importa quale vita abbia vissuto? E' solo un teschio ora... e ha quella curiosa aria beffarda.
Be', alla fine, devo dire che spero rimarrà anche a me. Dopotutto, l'idea di prendere per il culo qualche perditempo che non ha altro da fare che fissare un teschio e porsi pure delle domande senza senso... un po' mi consola.
Matar as un niño indefenso, y que lo haga su propia madre, da a los varones la licencia absoluta, sin limites, de abusar del cuerpo de la mujer"
(Javier Martìnez - Arcivescovo di Valencia)
E intanto mostriamo questa faccia di cazzo.
Poi traduciamo per chi non volesse aver capito, anche se si capisce bene, ma... e in questo caso capisco io, si tende a pensare di aver letto male.
Uccidere un bambino indifeso, per mano della sua stessa madre, dà agli uomini il diritto, senza limitazioni, di abusare del corpo della donna.
Niente male, vero? Eppure do un'occhiata al calendario ed esso mi dice che siamo nel 2011, quasi 2012, addirittura. Però quella faccia e quelle parole sembrano venir fuori da un periodo oscuro e buio che ha il sapore di inquisizione, macchine da tortura, roghi e quant'altro ha sublimato il potere cattolico in questi secoli (alla faccia del Cristo che predicava l'amore e la povertà, verrebbe QUASI da pensare).
Ma non c'è nemmeno da fare spirito a sentire cose del genere. Viene soltanto da intristirsi a pensare a questi squallidi personaggi, figli delle loro paure, prigionieri di un retaggio che appartiene a cattivi maestri in grado soltanto di condannare qualsiasi espressione di libero pensiero, di frustrati discendenti di quelle menti scellerate che, secoli e secoli fa, al Concilio di Nicea, misero le basi per la più terribile e venefica religione che sia mai esistita: quella cattolica.
Quella di cui anch'io faccio (anche se ne avrei volentieri fatto a meno) parte... quella di cui fate parte tutti voi. Quella che tutti voi abbracciate e tradite ogni giorno. In nome di un Cristo che, se è vero quello che ci hanno raccontato, 2000 anni o giù di lì, aveva delle idee sulle donne un po' più moderne e progressiste di questo emerito imbecille!
Un emerito imbecille che, evidentemente, trova terreno fertile, visto quello che succede in certe manifestazioni che, dietro una maschera di tipo religioso, nascondono una triste e preoccupante assenza di qualunque tipo di pensiero.
Leggo su internet gli articoli che riguardano la manifestazione di oggi che si sta tenendo a Firenze in ricordo di Mor Diop e Modou Samb, i due ambulanti senegalesi uccisi qualche giorno fa da un fascista e razzista nel capoluogo toscano.
Molta gente, vedo... ci sono online già anche immagini, poi mi arrivano dei messaggi da amiche e amici che si sono recati là da tutta Europa.
Bene, va bene così. Vanno bene i cortei, le manifestazioni, va bene metterci la faccia, va bene farsi sentire... va bene tutto. Ma, attenzione, il razzismo non è qualcosa che si batte o si combatte con una manifestazione. Il razzismo è qualcosa di strisciante e di insito nell'essere umano. Non è solo questione di bianco nei confronti del nero. E' questione di imbecille nei confronti di altra gente. Alla fine è tutto qui. Si può essere razzisti solo se imbecilli, perché solo chi non ha un briciolo di cervello può pensare di essere superiore a un'altra persona solo perché ha la pelle di un altro colore. Mi chiedo spesso anche come si possa anche solo pensare una cosa del genere. Eppure l'ho sentita dire spesso, molto spesso: troppo spesso. L'ho sentita dire da "onesti e tranquilli" padri di famiglia. L'ho sentita dire da "gentili" madri di famiglia. L'ho sentita dire da "bravi ragazzi" di studenti. L'ho sentita dire da "diligenti" ragazzine. L'ho sentita dire da vecchi e giovani, impiegati e professionisti, operai e dirigenti, poveri e vecchi. L'ho sentita dire da chi votava a destra e anche a chi votava a sinistra. L'ho sentita dire da persone con cui si ha a che fare ogni giorno.
L'ho sentita dire perché è facile scaricare tutto su chi ha meno di noi e contorcere talmente tanto cuore e cervello da andare a sostituire l'avere con l'essere.
E perché è facile avere paura di chi è diverso da noi, andando a far pesare su di lui tutte quelle che sono le nostre mancanze.
Imbecilli. Ignoranti. Retrogradi. Delinquenti. Repellenti. Tutto questo e ancora di più, siete... e forse... un pochettino, lo siamo tutti. Anche chi manifesta. Speriamo serva a esserlo sempre meno, fino a toccare lo zero.
A tutti.
Anche a te che stai leggendo e sei d'accordo con queste parole.
Oggi tutti dicono: Basta con il razzismo! Si, va bene. E domani?
Oggi parola a un genio del cinema, della comicità e del nonsense: Groucho Marx. E non con estratti dai suoi film o dai suoi spettacoli, ma voglio riportare una lettera che scrisse (credo, intorno al 1946) ai fratelli Warner, i grandi produttori hollywoodiani, gli Warner Bros, appunto. Essi, produttori del celebre film "Casablanca" qualche anno prima, cercarono di impedire l'utilizzo del nome della città nel film a cui stavano lavorando i fratelli Marx. Film che si sarebbe poi chiamato, per l'appunto "A night in Casablanca". Groucho scrisse loro alcune lettere, fra cui questa; un capolavoro di satira e di intelligenza, che, letta in inglese, con i giochi di parole con cui sapeva districarsi a meraviglia, sarebbe ancora più godibile. Ma anche con la traduzione il vecchio Groucho sa sempre farsi apprezzare e allora... non resta che lasciargli la parola...
" Sembra ci sia più di un modo di conquistare una città e di mantenerla sotto il proprio dominio. Per esempio, fino al momento in cui noi abbiamo preso in considerazione di fare questo film, non mi era venuto in mente che la città di Casablanca appartenesse in esclusiva ai fratelli Warner. Soltanto alcuni giorni dopo la notizia del nostro film, abbiamo ricevuto il vostro lungo, minaccioso documento che ci diffidava dall'utilizzare il nome di Casablanca. Sembra che nel 1471 Ferdinano Balboa Warner, vostro trisavolo, alla ricerca di una scorciatoia per la città di Burbank, sia sbarcato sulle coste africane e, sollevando il suo Alpenstock (che in seguito convertì in un discreto stock di azioni in borsa) abbia battezzato il luogo Casablanca.
Il vostro atteggiamento davvero mi sfugge. Anche se voi considerate la possibilità di una riedizione di un vostro film, sono sicuro che l'appassionato di cinema medio farà a tempo a imparare a distinguere fra Ingrid Bergman e Harpo. Io non so se ne sarei capace, ma certamente mi piacerebbe provare.
Voi pretendete che Casablanca sia vostra e che nessun altro possa utilizzare questo nome senza il vostro permesso. E "Fratelli Warner", allora? Anche questo è vostro? Voi avete probabilmente il diritto di utilizzare il nome di Warner, ma che dire di quello di Fratelli? Professionalmente, noi eravamo fratelli molto prima di voi. Facevamo il giro delle campagne come Fratelli Marx quando la Vitaphone era ancora un barlume nell'occhio del suo inventore, e anche prima di noi c'erano stati altri fratelli: i fratelli Smith (quelli delle pilloline per il raffreddore), i fratelli Karamazov, i fratelli Dan, giocatori della squadra di Detroit; e "Fratello risparmia un soldino", che originariamente era "Fratelli risparmiate un soldino", ma era ridurre un soldino a ben misera cosa, così hanno eliminato uno dei fratelli, dato tutto il denaro all'altro e ridotta la cosa a "Fratello, risparmia un soldino".
Adesso Jack, parliamo un po' di voi. Sostenete che il vostro nome è originale? Ebbene, non lo è! Era usato molto prima della vostra nascita. Così su due piedi mi vengono in mente due Jack: quello di "Jack e il fil di fagiolo" e Jack lo Squartatore che ai suoi tempi si è ritagliato proprio una bella figura.
E voi, Harry probabilmente firmate i vostri assegni sicuro di essere il primo Harry di tutti i tempi e che tutti gli Harry sono degli impostori. Mi vengono in mente subito due Harry che vi hanno preceduto. C'è stato Harry del Faro di rivoluzionaria memoria e Harry Appelbaum che abitava all'angolo della 93ma strada di Lexington Ave. Sfortunatamente Appelbaum non era molto conosciuto. L'ultima volta che ho avuto sue notizie, vendeva cravatte da Weber e Heilbroner.
Ora veniamo agli studios Burbank. Credo che è così che voi fratelli chiamate la vostra sede. Il vecchio Burbank è morto. Forse vi ricordate di lui. Era un gran uomo in giardino. Sua moglie diceva spesso che Luther aveva dieci pollici verdi. Che donna di spirito doveva essere! Burbank era il mago che incrociava tutti i suoi frutti e legumi fino al punto che le povere piante si trovavano in tale stato di ansietà e di angoscia che non sapevano più decidere se dovevano entrare nella sala da pranzo come contorni o come dessert.
Questa è una pura congettura, naturalmente, ma chi sa, forse gli ultimi Burbank non sono molto contenti all'idea che uno stabilimento che macina film a ripetizione si sia impiantato nella loro città, si sia appropriato del nome di Burbank e lo si usi come marchio per i suoi film. È anche possibile che la famiglia Burbank sia più fiera della patata prodotta dal vecchio che dal fatto che dai vostri studi venga fuori Casablanca o anche Golddiggers of 1931. tutto questo sembra aggiungersi a una diatriba abbastanza amara, ma vi assicuro che non è mia intenzione. Io amo i Warner. Alcuni dei miei migliori amici appartengono ai Fratelli Warner. È anche possibile che io stia facendo un'ingiustizia e che voi, proprio voi, non ne sappiate nulla di questo atteggiamento da Wanger (arrabbiato). Non mi sorprenderebbe per nulla scoprire che i capi del vostro dipartimento legale sono all'oscuro di questa disputa assurda, perché conosco bene molti di loro e sono dei bravi ragazzi, con capelli neri, riccioluti, vestiti a doppio petto e un amore per il prossimo che ipersaroyaneggia Saroyan stesso.
Ho l'impressione che questo tentativo di impedirci di utilizzare il titolo sia il frutto del cervello di qualche avvocaticchio dalla faccia da puzzola che ha prestato servizio per un breve corso nel vostro dipartimento legale. Conosco bene il tipo: uscito caldo caldo dagli studi di legge, affamato di successo e troppo ambizioso per seguire le leggi naturali della promozione. Questo funesto legale avrà probabilmente punzecchiato i vostri procuratori, la maggior parte dei quali sono bravi ragazzi con neri capelli riccioluti, vestiti a doppio petto, ecc. nel tentativo di perseguitarci. Bene, costui non se la caverà così facilmente! Ci batteremo con lui fino alla corte suprema! Nessun avventuriero legale dalla faccia smorta riuscirà a mettere cattivo sangue fra i Warner e i Marx. Noi siamo tutti fratelli sotto la pelle e resteremo amici finché l'ultimo metro di pellicola di A night in Casablanca si avvolgerà sul rullo.
Giusto ieri stavo pensando a un periodo della mia vita passata... e proprio del periodo che ho trascorso a Firenze, nei pochi mesi che ho vissuto là. Ripensavo a tutto, a quella vita, a ciò che facevo, alle uscite, agli amici, agli occhi di quella lei... alla vita fiorentina, ai musei, alle strade, all'Arno, allo stupore di fronte a tanta bellezza.
Troppa.
Pensavo a come mi pesava il tutto. Pensavo a come stavo male a Firenze. Troppo bella. E troppo crudele.
Pensavo alle sensazioni che avvertivo mentre camminavo per le sue strade, al sapore di sangue, all'odore di morte, al dolore e alla violenza che mi pareva di sentire percorrendo quei vicoli bellissimi, antichi e tragici.
Pensavo a come non sono riuscito a resistere e a come sia scappato dopo poco tempo. Non ce la facevo, non riuscivo a sostenere il peso di quella città, che è come una donna troppo bella, che sai già che ti farà del male se proverai a fare quel passo in più. Bella e spietata.
Pericolosa.
La città del Mostro, d'altronde.
Qualcuno ha già scritto che il Mostro non avrebbe potuto aver vita che da quelle parti. Fra quel paesaggio così meraviglioso da sembrare un paradiso, fra quelle colline così belle e invitanti, come le Sirene di Ulisse. In quella città rilucente di uno splendore che abbaglia e uccide.
E mi è venuto in mente il passo di un libro scritto da Mario Spezi: "Dolci colline di sangue". Libro letto qualche anno fa e che narra le vicende, appunto, del Mostro di Firenze. Spezi è fiorentino purosangue ed è uno dei maggiori esperti della tragica vicenda dell'uccisore (o uccisori) di coppiette.
E, ricordo, leggendo il suo libro mi aveva colpito un passo, tanto da averlo copiato nel mio pc. E ora voglio riportarlo qui.
"...Firenze, vista da lontano, è la città dell'armonia, la città che aveva rimesso l'Uomo al centro dell'Universo e aveva inventato il Rinascimento. La città dove erano nati i maggiori poeti, filosofi e artisti che avevano celebrato la bellezza femminile con le loro Madonne e quella maschile con i fieri David; la città dell'eleganza, dei palazzi e delle ville adagiate su colline che sono, esse stesse, opere d'arte. Quel suo Mostro sembrava un contrasto clamoroso.
Si dimentica che Firenze era stata una delle città più crudeli della storia, che all'interno delle sue mura erano stati commessi sadici e raffinati delitti, che la morte vi è stata dispensata quasi quotidianamente sui patiboli disposti appena fuori le porte, che gettò il suo potere sulle altre città toscane a costo di feroci eccidi e guerre sanguinose.
L'aristocratica Firenze fatta di così violenti contrasti, l'orgogliosa Firenze alla quale non è mai importato di esser amata, quanto di essere ammirata, temuta, rispettata, era sgomenta e non capiva come avesse potuto generare un Mostro. Né lo capiva chi di essa aveva conservato solo un'immagine sbiadita dal tempo."
Questa la Firenze di Mario Spezi... alla quale non è mai importato di essere amata, quanto di essere ammirata, temuta, rispettata... sì, Firenze è questa.
Corpi delle persone uccise nella sparatoria
E oggi Firenze ha voluto altro sangue. Per carità, sarebbe potuto succedere in ogni altro posto del mondo; un grave fatto di sangue è accaduto anche a Liegi, oggi. Ma, non so perché, mi ha colpito in modo particolare, anche per il fatto che era proprio ieri che ci pensavo. Pensavo alla violenza, alla morte e a quanta ne ho avvertita camminando per Firenze. Ed è stato uno shock vedere che poche ore dopo il sangue tornava a scorrere per le sue strade, in quel meraviglioso centro che non ha eguali nel mondo.
Ed è stato uno shock pensare a un povero imbecille che si trasforma in giustiziere di povera gente, "colpevole" soltanto di avere la pelle di un altro colore. Persone... persone che parlano, camminano, ridono, mangiano, sbagliano, amano, tradiscono... come tutte le altre. Persone che da oggi non respirano più. Per colpa di uno come loro, che non ha avuto quel briciolo di cervello necessario per capire che, sia lui che le sue vittime, erano solo persone.
Persona che sarà stato già idiota di suo, senz'altro, perché il razzismo e la violenza non sono altro che il prodotto più basso della stupidità umana, e che questa sia stata amplificata da certe frequentazioni, che mirano soltanto a indirizzare la rabbia della gente verso chi ha meno. Come solo i vigliacchi sanno fare. Loro e il loro stupido odio senza ragione.
Io spero soltanto che facciano la stessa fine e al più presto possibile.
Ora, a parte il dispiacere per il povero ragazzo morto mentre montava il palco per il concerto di Jovanotti e lo sdegno per quegli altri personaggi da operetta negli altri due articoli, penso che Paolo si riferisse all'articolo su Fukushima.
Controllo livello di radiazioni sulla popolazione
Già... bravo Paolo. Ottimo suggerimento. In effetti c'è da chiedersi dove finiscano le notizie, anche quelle importanti, quelle da "edizione straordinaria" si sarebbe detto una volta. Là in Giappone c'è stato un disastro prima naturale poi chimico, qualche mese fa. Giorni e giorni di paura, di prime pagine, di previsioni catastrofistiche e poi? Poi... puff!! Il nulla. Questo vorrebbe dire che non c'è alcun pericolo? Allora perché tutto quell'allarmismo solo pochi giorni prima? Che forse non è successo niente? E tutte le persone che sono morte? E quelle che hanno subito danni? E quelle che moriranno? E i cibi? Alla fine... sono infetti o no? Dove sono gli organi di controllo? E i giornalisti? Che fanno, danno le notizie solo quando fanno vendere e poi quando sono scadute... un po' come le uova... allora le buttano via?
E noi? Siamo così abituati alla mancanza di informazione da stare tranquillamente e pedissequamente a subire le decisioni altrui senza battere ciglio? Senza pretendere di essere giustamente e costantemente informati?
Pare proprio di sì, d'altronde non è la prima volta che succede e, temo, non sarà l'ultima. Ma ringrazio Paolo di avermi aperto gli occhi, oggi. Cercherò di starci più attento, di mettere in moto la memoria, di ripensare a tutto quanto viene, prima sparato come una cannonata, poi messo a riposare in armadio sotto naftalina. Così, senza un motivo... almeno, senza un apparente motivo.
E mi auguro, altresì, che vi siano invece sempre più organi di informazioni capaci di andare ugualmente avanti, anche se la direzione dovesse essere ostinata e contraria.