lunedì 30 aprile 2012

IL PAESE DELLE FARFALLE

In un paese dove tutto o quasi va a rotoli, dove ogni giorno decine e decine di persone perdono il lavoro, dove piccoli imprenditori si suicidano oppressi dai debiti, dove il potere dei salari è pari a quello di un due di picche, pare che l'unica notizia degna di nota sia l'incidente in scooter che ha coinvolto Belèn e il suo nuovo fidanzato.
Prime pagine di giornali, il web sottosopra per questa notizia di vitale importanza, tutti preoccupati per i cerotti che coprono alcuni centimetri di pelle della bella show-girl.
Poi... del resto cosa importa? Bisogna pur parlare di qualcosa e pare che la ragazza in questione riesca a far parlare di sè in ogni momento.
Che mostri farfalline inguinali, che abbia un piccolo incidente in motorino, che cambi il fidanzato... tutto ruota intorno a questo.
Dopotutto... non è mica importante che il paese intero attraversi una crisi epocale, chi se ne frega?
Preoccupiamoci per Belèn e per il suo nuovo fidanzato.
La farfallina ne sarà lieta.
Svolazzerà leggiadra intorno ai nostri cervelli.
Sorridente.
Felice.
D'altronde le farfalle hanno vita breve, ma quel poco che durano sanno farsi apprezzare.
Il resto... è poca cosa.

domenica 29 aprile 2012

E COSI' GIUNTI AL BIVIO...

Ci si avvicina al primo maggio, un tempo la festa dei lavoratori.
Un tempo... visto che oggi di lavoratori ce ne sono sempre meno e anche per loro c'è ben poco da festeggiare. Stiamo esondando dal barile pieno di liquame. Chi ha ancora fiato cerca di restare a galla, ma piano piano c'è la quasi certezza di andare a finire di fuori. E trasformarsi in uno sporco rigagnolo che scorre lento verso le fogne.
Questo è il mondo che ci hanno dato.
Questo è il mondo che abbiamo voluto.
Questo è il mondo che abbiamo cercato.
Ce n'erano altri possibili, ci sono stati dei bivi da prendere in considerazione quando ci sono stati posti davanti. Erano strade oscure, dove non si vedeva il percorso, ma erano forse strade più sicure. Ci siamo fatti abbagliare dai lampioni, senza pensare che, dopo quel bel viale che ci trovavamo davanti, ci poteva essere un baratro.
E allora... via per la strada (apparentemente) più facile. E poi, quando si arriva sullo strapiombo la velocità è ormai troppo alta e non si fa in tempo a fermarsi.
Ma poi... fermarsi per andare dove? Indietro non si torna. Indietro è stata fatta terra bruciata.
Solo avanti si può andare.
E avanti c'è il burrone.
Pronti? State per caderci tutti... preparatevi al gran salto.
E la prossima volta... vabè, inutile dirlo... se ci sarà una prossima volta prenderete ancora la via (apparentemente) più facile, quella con i lampioni e le vetrine. Una via oscura che attraversa il bosco, anche se è quella giusta, fa paura.
Un po' come la vita.
Ma lì, almeno, non ci sono alternative.


venerdì 27 aprile 2012

IL GIORNO DOPO

Ce l'ho fatta!
Il 25 aprile è passato e sono riuscito a non scrivere (e nemmeno a pensare) di liberazione, antifascismo, manifestazioni, presenti e assenti e via discorrendo.
Sono riuscito a non seguire quello che può essere successo ieri: i discorsi fatti con lo stampino, le polemiche, le contestazioni, gli interventi dei vari Presidenti ecc.ecc.
Sono riuscito a evitare la tentazione di dare un'occhiata ai video che sicuramente saranno stati girati nelle varie piazze.
Sono riuscito a evitare la tentazione di sbirciare quale altra grandiosa e pungente provocazione avrà deciso di far scendere dalla sua paradisiaca e sferzante penna il simpatico revisionista Giampaolo Pansa (ammesso che abbia ancora tempo e voglia di scrivere di queste cose).
Sono riuscito persino a dormire senza sognare partigiani che scendono dalle colline vittoriosi e felici.
Sono riuscito, insomma, a passare una giornata normale, anche perché, vivendo fuori dall'Italia, ho passato una giornata come tante.
Non di festa.
Ma era il 25 aprile.
Questo lo ricordo.
Questo l'ho ricordato.
Ma ho fatto finta di non ricordarmene, per un giorno.
Un giorno come tutti gli altri, appunto.
E oggi che è il 26 me ne ricordo e voglio ricordarmente per gli altri 363 giorni dell'anno. Escluso uno.
Il 25 aprile, appunto.
In un'Italia liberata ma non libera (oppure libera ma non liberata? In fondo non l'ho mica capito...) dove la memoria è sempre subordinata a un presente di eterno stallo, dove si fa sempre più difficile, giorno dopo giorno, anche l'esercizio quotidiano della vita, parlare di liberazione mi pare un sofismo paradossale.
La liberazione c'è stata, sì... e sono passati tanti anni. E di carceri ne abbiamo subite altre, sicuramente meno pesanti e meno umilianti. Ma sempre carceri sono.
In fondo siamo un popolo a cui piace vestire a righe e guardare il sole a scacchi.
Siamo passati dalla condanna a morte all'ergastolo. Forse ci va bene così, dopotutto... domani è un altro giorno e, soprattutto, qualcuno a portare un piatto di minestra arriverà.
O forse no... ma l'importante è che la tv resti sempre accesa. I sorrisi rassicurano.
Più di una liberazione.

martedì 24 aprile 2012

LO SPILLO DELLA STUPIDITA'

Cosa può scattare nel (effettivamente scarso) cervello di una donna di 40 anni che si fa riprendere mentre con i tacchi a spillo  si diverte a schiacciare, a torturare, a uccidere... pulcini, conigli e altri animaletti?
Cosa può scattare in quel (effettivamente molto scarso) cervello, quando si fa riprendere seminuda mentre esegue quelle sevizie?
E cosa può scattare in quel (effettivamente abbondantemente scarso) cervello, nel diffondere quelle immagini attraverso la rete?
Eppure leggo di questa donna, questa madre, appena condannata a una pena pecunaria per gli episodi di tortura, sevizia e morte, su quegli animali.
Quale eccitazione può dare il gesto di schiacciare un pulcino con i tacchi a spillo? E quale altra eccitazione può scattare, il fatto di rivedersi e, addirittura, condividere con il mondo questa "simpatica" attività?
Si farà presto a dire che è una mente malata, una cretina, una criminale... tutto quello che le brave coscienze possono tirare fuori in questi casi. Ma è la realtà vera ciò che sfugge. Non è un caso isolato, se ne sente parlare spesso di questi fenomeni che immortalano e "mondovisionizzano" le loro eroiche imprese, quasi a darsi un senso di onnipotenza (l'uccisione) e di immortalità (la diffusione sul web).
Siamo arrivati a questo punto.
San Andy Warhol impallidirebbe... altro che quarto d'ora di celebrità.
Quarto d'ora di stupidità. Oggi è aperto a tutti. E cosa non si farebbe per goderselo.
In un mondo dominato dall'apparire, dallo stupire, dal trasgredire... dal voyeurismo, megli farsi vedere, no? E non importa come. Anzi... peggio è, meglio è.
Ché tanto ci stiamo abituando a tutto.
In una società dominata da un enorme carnevale fatto di lucida malignità e dalla malsana idea di dover essere protagonisti a tutti i costi, ogni caduta è concessa. E poco importa se quel minimo di senso del gusto e della sobrietà se n'è andato a puttane... pardon... a escort.
Apparire, mostrarsi, provocare schifo e indignazione.
Questi sono i nuovi diktat a cui bisogna attenersi.
Per essere "à la page".
Forza, su'... provate anche voi... oggi per fare una ripresa serve poco... ancor meno per apparire in tutto il mondo.
Il quarto d'ora di imbecillità c'è per tutti... miliardi di occhi sono in attesa. Rimboccatevi le maniche.
Ma i tacchi a spillo sono già stati usati... ci vogliono altre idee.
Sicuramente non mancheranno.


domenica 22 aprile 2012

PANEM ET CIRCENSES

In principio fu "La Casta", il best seller di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, libro\inchiesta\denuncia sugli sprechi e gli ingiustificati (e schifosi) privilegi della classe politica italiana.
Mi sono letteralmente imbattuto in questo libro, stamattina, inciampandoci mentre tentavo di alzarmi dal letto. Allora mi sono chiesto: ma quanti anni sono passati da quando è uscito?
Data di uscita sul mercato: 2 maggio 2007.
5 anni.
Fra pochi giorni saranno 5 anni.
E dov'è finita l'indignazione che suscitò questo libro al momento della sua uscita e, anche e soprattutto, nei tempi a seguire? Cosa è successo nella mente degli italiani, così incazzati da voler fare piazza pulita dei privilegi e dei privilegiati?
Ma, soprattutto, a cosa è servito essere informati sulle nequizie della "casta" politica italiana e di tutto coloro che le gira attorno?
Cosa è cambiato?
Cinque anni dalla pubblicazione del libro e ancora ci si continua a sciacquare la bocca con parole inutili e con inutili denunce. Le parole non servono a niente se non sono seguite dai fatti.
Nella realtà la classe politica si è ancora di più rafforzata e stretta attorno a se stessa, utilizzando al meglio il vecchio detto: "Se non puoi batterli unisciti a loro". Ora... fermo restando che possono battere chiunque, la perversa idea di unirsi a "loro" (noi, voi) è stata geniale.
  
Cosa è successo da allora? Che i politici (la simpatica Santanchè in primis) hanno cominciato ad andare in tv a denunciare gli sprechi della casta. Della casta.
Della casta!
Loro lo fanno.
Come se non ci fossero dentro. Per far capire ai propri elettori che la casta sono gli altri, sono quelli avversari. E gli avversari fanno lo stesso.
E qual è il risultato?
Milioni di beccaccioni che prendono tutto come oro colato e stanno lì, a farsi riempire la bocca di cazzate e di sofismi, e magari a pensare: "eh sì, è vero... sono gli altri a rubare, i nostri sono onesti".
E cosa succede a pensare così?
Che tutti diventano onesti.
Che "casta" è una parola che perde di significato.
Che non cambia nulla.
Che i libri non servono.
Le parole non servono.
E non servono nemmeno i fatti.
A voi non serve niente... solo di stare lì nel nido con il becco aperto ad aspettare la mammina che porti il verme per riempirsi lo stomaco.
Casta.
Casta...
Indignazione...
Ma quale indignazione! Ma quale casta!
Oggi è domenica... c'è il campionato... quello sì è importante.
Altro che casta!
Panem et circenses...
Amen!


venerdì 20 aprile 2012

QUELLO CHE FORMIGONI NON DICE

Anche un Clandestino può porre domande, soprattutto se sono domande poste da altri e non deve fare altro che copiarle e incollarle. Come faccio in questo caso, accogliendo la richiesta dell'amico\lettore Paolo, che mi invia alcune domande che girano per il web alle quali il simpatico governatore della Lombardia ha (per ora) eluso qualsiasi risposta.
Magari, per gioco, una risposta potremmo provare a darla tutti e forse sarebbe più vicina alla verità di quanto non potrebbe fare l'interessato stesso (sempre ammesso che abbia tempo e voglia di soddisfare la curiosità di chi ha posto i seguenti quesiti, naturalmente).

Le risposte che Formigoni non ha dato
  1. Dalle carte dell'inchiesta sulla Fondazione Maugeri emergono le ricevute di pagamenti effettuati da Pierangelo Daccò in favore del governatore lombardo Roberto Formigoni e di alcuni suoi congiunti in occasione di un viaggio nel periodo di Capodanno 2009. Il governatore Formigoni è in grado di dire se prese parte a questa vacanza e chi erano gli altri partecipanti?
  2. Formigoni ha sostenuto di trascorrere, da molti decenni, periodi di vacanza in gruppo. E che il sistema prevede anticipi da parte dei singoli e, a fine vacanza, i calcoli e il conguaglio delle spese. E' ciò che avvenne anche in quella vacanza del Capodanno 2009?
  3. Ci sono altre vacanze di questo tipo che il governatore della Lombardia ha fatto insieme con i suoi amici?
  4. Il governatore Formigoni ha annunciato che avrebbe effettuato verifiche sui conti di quella vacanza. E' in grado di fornire i dettagli? E soprattutto è in grado di mostrare le ricevute dei pagamenti sostenuti e dei conguagli eventualmente versati?
  5. Ricevere regali da amici non è reato, dice Formigoni. Ma se questi amici, per loro stessa ammissione, rappresentano presso l'istituzione Regione Lombardia gli interessi legittimi di gruppi privati o fanno direttamente affari con la Regione, ricevere regali da loro è lecito e opportuno?
  6. Il governatore Formigoni ha sempre guardato con attenzione a quanto avviene nelle altre democrazie europee. Dove ci sono capi di Stato che si sono dimessi per un prestito a tasso agevolato, per esempio, o ministri che si fanno da parte per una tesi di laurea copiata. Lui ha mai pensato di fare altrettanto?
  7. Formigoni ha avuto per alcuni giornalisti frasi offensive. Non crede il governatore che la stampa abbia il compito di fare queste domande e lui di dare delle risposte?


mercoledì 18 aprile 2012

UN PO' DI SILENZIO PER FAVORE

Quello che manca al mondo è un poco di silenzio.
E' la prima strofa di una bellissima canzone di Ivano Fossati.
Vero.
Verissimo.
Tutti parlano, tutti urlano, tutti sbattono in faccia al prossimo la propria verità, senza (spesso) avere la più pallida idea di quello che dicono.
Parlano tutti e a voce alta.
Parlano e urlano i politici.
Gli imprenditori.
Gli sportivi.
I contestatori.
Coloro che contestano i contestatori.
I personaggi televisivi.
Si urla alla radio, in tv, nelle piazze, nelle case.
Silenzio.
E fate un po' di silenzio, per cortesia.
Cosa cazzo avete da urlare? Cosa cazzo avete da parlare? Cosa cazzo avete da dire?
Niente.
Non avete niente da dire, se non banali luoghi comuni.
Un po' di silenzio, per favore, invece di aggrapparsi a parole vuote, inconsistenti, registrate.
Aggettivi abusati, sostantivi ormai privi di significato.
Verbi più inutili di una ruota quadrata.
E chi parla di più è chi comanda di più.
Per ingannare, per abbindolare con sofismi calcolati l'immenso e addormentato uditorio.
E parlano, parlano, parlano...
E parlate, parlate, parlate...
Un po' di silenzio. Ve ne sarete grati.