lunedì 28 maggio 2012

CALCI IN CULO

Ogni tanto fa bene isolarsi dal mondo. Dalle persone, dalla tecnologia, dalle parole, dai rumori, dalle macchine, dallo smog, dalla frenesia... dai rapporti umani.
Da questa fogna dove un clandestino è costretto a rifugiarsi per riscattare sotto terra la sua verginità perduta di uomo.
Isolarsi.
Andare via.
Vivere fuori, dormire sotto un albero... fra vipere e cinghiali, che sono sempre meno pericolosi delle belve a due gambe e armate di ultimo modello di telefonino.
Via... via dalla vita, via da voi e dalle vostre cazzate.
Via... come una vacanza.
Come un bacio.
Come una promessa.
Via.
Ma poi si torna... e fatalmente ci si fa riprendere dalle pessime abitudini.
Come quella di accendere un pc e collegarsi a internet.
Come quella perversione che ti porta a leggere le notizie sui quotidiani on line, come se questo potesse, in qualche modo, renderti più "presente" alla vita.
E leggi, leggi, leggi... e spesso non credi a quello che leggi. Anzi... ci credi, ci credi, eccome... ci credi perché alla fine... niente di nuovo. Non ti sorprendi, come vorresti, nel poter magari  scoprire che ogni tanto il mondo gira nel modo giusto.
Calcio... scommesse... e calci nel culo a voi che state anche a dargli i soldi, a questi qua.
Sono giovani, ricchi, pieni di tutto quanto possa rendere la vita inutile e lussuosa. Sono scemi ma inconsapevoli, e per questo impermeabili.
Hanno macchine e donne (ovviamente l'ausiliario "avere" è nettamente preferito ad "essere") e non si accontentano.
Vogliono di più.
E truccano le partite.
Lo fanno per soldi.
Denaro.
Sempre lui.
Denaro che deve finire sempre nelle tasche di coloro a cui non manca.
Calciatori che vendono le partite, gangster che le comprano... campionati falsati; personaggi che vivono nella fantasia dei bambini che vorrebbero emularli... tutto questo va a finire in quello schifoso calderone dello squallore quotidiano fatto di bramosia di guadagno.
Sempre e solo lui. L'unico veleno che rende la vita stupida.
Come chi lo insegue.
Come tutti voi, insomma.
Buona fortuna e buoni calci in culo.



martedì 22 maggio 2012

LE CICALE E LE FORMICHE

"Vittoria! Vittoria!"
"Abbiamo vinto!"
"Hanno perso!"
Così parlò lo stolto.
Così parlano i dirigenti di un partito nato già morto (il PD, per inteso) che, grazie al suicidio politico della Lega e a una decina di mignottelle frequentatrici di anziani satiri, ha preso la maggioranza dei voti di una quasi minoranza di elettori.
E ha eletto sindaci a gogo.
E bravi ragazzi del PD... ora sarete fieri del vostro scarso, scarsissimo risultato. Ora che pensate di avere la maggioranza dei voti darete modo alla destra di riorganizzarsi e battervi alle prossime elezioni.
Bravi... state lì a crogiolarvi e a cantare come allegre cicale, senza nemmeno rendervi conto che non siete stati voi ad avere vinto, ma sono stati gli altri ad avere perso.
Ma questo non lo considerate. Avevate e avete fame... e vi accontentate di mangiare in un piatto rotto delle cibarie trovate per terra. Non le avete cucinate voi... non sono buone. L'unica cosa che potevate fare era di mettervi ai fornelli e provare a imparare a cucinare. Invece no... prendete gli avanzi degli altri, li mettete in un piatto e vi illudete di avere preparato voi da mangiare.
Non andrà così.
Vi verrà il vomito, ma, quel che è peggio, è che lo farete venire anche a noi.
Che continueremo a non capire nulla, aspettando il prossimo ducetto.
Come tante pecore bisognose di un cane che le tenga unite.
E intanto, care cicale del PD, qualcuno ha fatto passi e vita da formichina. Si chiama Grillo (curiosa affinità di animaletti) e lo avete chiamato "antipolitica" per anni. Ora c'è... c'è lui e c'è il suo movimento 5 stelle.
Ora vi sento dire che è un interlocutore politico. Ah... ora ve ne accorgete?
La formica (o Grillo, che dir si voglia) vi sta togliendo terra sotto i piedi, ma voi fate finta di non accorgervene.
Posso darvi un consiglio? Continuate così... più sprofondate voi più avrà (seppur piccole) possibilità il paese di non sprofondare.
Fatta salva l'imbecillità di chi va a votare, naturalmente... il che non mi rende per niente tranquillo.


sabato 19 maggio 2012

VERDE SPERANZA

E forse qualcuno ci aveva sperato nel verde della Lega. Qualcuno aveva sperato che dietro quelle urle da trogloditi, dietro alle alzate di dito medio, di prodi cacciatori di prostitute sui treni, di slogan celoduristi e morsi ai polpacci dei poliziotti, potesse celarsi un movimento nuovo che potesse spazzare via tutto il brutto della politica.
Eh sì... qualcuno ci aveva sperato e ci aveva creduto. Dopotutto i fresconi si trovano un po' dappertutto.
Vorrei sapere che pensa questo qualcuno, ora che il pentolone si sta scoperchiando e che anche il Gran Capo; il leader assoluto, colui che ha governato un partito come un monarca medievale governava le sue terre... ora che anche lui è indagato per truffa allo stato.
"Lui sapeva!" Dicono i giudici.
Ovviamente smentiranno.
C'era lui e c'erano i suoi figli, presi con le mani in una ricca marmellata.
I figli del capo... maggiorenti di un partito fondato non per essere uno strumento democratico, ma uno squallido feudo di stile arcaico.
Un po' come succedeva ai tempi di Alberto da Giussano. Ma lui i feudatari li combattè.
E soprattutto non vestiva di verde.
Continuate a sperare se ne avete voglia. Il vostro capo reciterà alla perfezione la parte della vittima. Dopotutto in questi anni ha avuto un  maestro d'eccezione.
E i frescono sono sempre pronti, lì, a bocca aperta... qualche vomitainsulti pronto a scaldarvi il buco del culo si trova sempre... tranquilli.




giovedì 17 maggio 2012

MA CHE CE FREGA, MA CHE CE IMPORTA

Eh sì... è una società di magnaccioni, che importa se l'oste al vino c'ha messo l'acqua? C'ha messo l'acqua e nun lo pagamo!
In osteria va bene, nella vita un po' meno. Eppure la vita è un'osteria... l'oste è un furbacchione, allunga il vino con l'acqua, ma non frega poi molto a nessuno. L'importante è bere (annacquato o meno) e poi cercare di non pagare.
Ma poi arrivano gli sbirri e allora ti fanno pagare il bicchiere di brodaglia annacquata come fosse un vino pregiato... e che succede? Succede che ti incazzi! Succede che allora e solo allora ti lamenti che nel vino ci sta l'acqua, che quello che hai bevuto non era buono e che hai il diritto di non pagare.
Ma dovevi dirlo prima, caro magnaccione.
Dovevi dirlo quando il bicchiere ti è stato portato in tavola. Avevi il diritto di pretendere del vino buono; rosso, profumato, saporito. Ma non ti è importato poi molto. Hai venduto il tuo gusto, il tuo palato... anzi, lo hai svenduto. Anzi... lo hai buttato via. Solo perché speravi di non pagare.
Perché è comodo fare così.
E' comodo accettare un vinaccio inacetito e allungato con acqua, pur di non pagare il conto, pur di non mettere la mano al portafogli.
E' comodo buttar giù dello schifo e poi vantarsi a destra e a manca di aver bevuto un nettare divino.
Per l'apparenza.
E poi lo sapevi che l'oste ti ingannava, ma ti stava bene così.
Allora tienitelo pure il tuo bicchiere annacquato, ma non ti  lamentare se ora ti viene fatto pagare per vino buono.
Te lo sei meritato.
Tu e tutta questa società... che di magnaccioni ha, in fondo, ben poco... ma di cretini furbi (mi si perdoni l'ossimoro) ne è ben piena.


martedì 15 maggio 2012

COCCODRILLI BIANCHI

Secondo una delle più note leggende metropolitane, nelle fogne di alcune grandi città vivrebbero questi fantomatici coccodrilli bianchi, gettati o lasciati lì da chissà chi, oppure figli di strane e particolari mutazioni genetiche.
Io sono un clandestino, ci vivo nelle fogne, io ci sguazzo, mi ci rotolo, le percorro, le sondo, sento gli odori e i rumori. Io ci sono di casa nelle fogne, ma coccodrilli bianchi non ne ho mai visti.
Mi capita di vederne, invece, quando mi affaccio dai tombini e do uno sguardo al mondo "reale". Al vostro mondo.
Allora ne vedo tanti di coccodrilli... bianchi e non. Policromi rettili che camminano, corrono, si affannano, telefonano, scrivono appunti, si arrabbiano, non sorridono mai, non scambiano saluti con chi li incrocia, dileggiano chi è diverso da loro, sfoggiano la loro infinita protervia, pensano, pensano, pensano... pensano solo a come fare denaro, a come rendere più difficile la vita altrui, a come ingannare i propri simili. Pensano a come apparire belli senza rendersi conto di quanto siano brutti.
Coccodrilli.
Con lacrime da coccodrillo.
Rettili enormi, figli di niente e genitori di nessuno, persi nel narcisismo e nel cercare quello che non c'è. Falsi, bugiardi, spudorati, spregiudicati, coperti di profumi per coprire la loro ignobile puzza.
Coccodrilli pronti a pensare e parlare solo in prima persona. "Io"... solo l'io esiste. "Per me..." solo la propria opinione e i propri problemi esistono.
Coccodrilli senza un briciolo di dignità, sempre sul pezzo e sempre in procinto di lagnarsi e piangere per le proprie (eventuali) disgrazie.
Coccodrilli infami, abituati a dare il morso per primi, anche se già sazi.
Questo vedo dalla mia fogna, dove ogni tanto avrei piacere di incontrare un coccodrillo vero, non importa se bianco o meno. Avrei piacere di scambiare quattro chiacchiere con lui e chiedergli scusa per averlo paragonato agli altri "coccodrilli" che vedo di sopra.
Quei coccodrilli così pieni di sè che non si accorgono nemmeno che il mondo che hanno generato, che vivono e nel quale vorrebbero comandare... li ha già condannati a diventare borse o portafogli. Con buona pace di chi li sfoggerà.
Coccodrilli che si nutrono di altri coccodrilli.
Mors tua vita mea, dicevano gli antichi.
Auguri e... occhio ai cacciatori.




lunedì 14 maggio 2012

(IM)MORTALITA'


...Scordando che poi infine tutti avremo, due metri di terreno...
Rubo le parole a Francesco Guccini, tanto per rompere l'eterno ghiaccio del foglio bianco.
Due metri di terreno, appunto (oppure mezzo metro di urna, a seconda delle preferenze) nei quali verremo gettati con qualche riguardo e qualche lacrima.
E amen.
Lì finisce la partita e rimangono i ricordi delle persone vicine. Che poi moriranno.
E così via.
C'è poi l'immortalità e il desiderio di essa.
L'immortalità è nel ricordo e riguarda poche persone, il desiderio di essa è nell'ambizione e riguarda un sacco di illusi.
La tecnologia, poi, oggi favorisce questo desiderio di immortalità.
Tv e internet ne sono amplificatori naturali.
Non più Picasso o Mozart o Shakespeare, oggi l'immortalità (o meglio, il suo desiderio, che è ben altra cosa) riguarda chiunque non abbia troppa artrite alle dita per digitare su una tastiera di pc, o chi non abbia troppo pelo sullo stomaco per partecipare a insulsi programmi televisivi. O quant'altro ancora riguardi qualsiasi altra sfera dell'esistenza: immortalità nel lavoro, nella politica, nell'economia. Sentirsi importanti, sentir parlare di sè. Questo conta nell'ego umano e fa pensare di essere immortali.
Ma non lo siete e non lo sarete.
Nè lo sono io, che scrivo poche righe, da clandestino, chiuso come sempre in questa fogna a osservare i comportamenti umani che somigliano tanto al mio. Con la sola, piccola differenza che, almeno ogni tanto, un'occhiata allo specchio riesco ancora a darla.
E a vedere.
Che è diverso da guardare.
Allora penso che non è all'immortalità che ambisco, bensì alla mortalità. Mortalità che è qualcosa di tanto normale, e per questo, tanto straordinaria.
Un po' come il percorso che facciamo per arrivarci.


sabato 12 maggio 2012

NESSUNA VERGOGNA, NESSUN IMBARAZZO

Così parlò Nicole Minetti.
"Nessuna vergogna, nessun imbarazzo"
Già. Quale vergogna? Quale imbarazzo? Dopotutto nelle "cene eleganti" disposte dal simpatico ex premier, ricche di giovincelle accondiscendenti ai senili desideri del reuccio e della sua corte, dove si consumavano delle "innocenti gare di burlesque", la vergogna e l'imbarazzo non potevano certo essere di casa.
Perché provarle dopo, allora?
Bene insistere con l'atteggiamento "elegante" che ha contraddistinto le oramai famigerate serate bunga bunga, dove la classe e il buon gusto regnavano incontrastate in quei convivi, innocenti come le facce dei protagonisti.
Nessuna vergogna e nessun imbarazzo per Nicole Minetti, giusto. Pecunia non olet dicevano gli antichi e, al massimo, con un buon profumo si cancella tutto. Il profumo del denaro... e poi, da dove viene e per cosa viene elargito, chi se ne fotte?
Denaro è denaro. La molla che fa scattare di tutto, anche la dignità di chi, in suo nome, si dispone a qualsiasi cosa.
Anche a sopportare mani antiche quasi come il detto di cui sopra sulle proprie nudità. Senza nemmeno quel briciolo di umanità e di popolare ardimento di quando, in tempi e spazi ben diversi, ci voleva, per fare il mestiere, anche un po' di vocazione.