martedì 31 gennaio 2012

Miracolo a Milano

Bis! E' proprio vero che il 2012 è un anno magico: a questo punto mi chiedo cosa succederà a dicembre. Nell'attesa, prendiamoci questi miracoli che accadono qua e là, senza, ne sono certo, una logica apparente.
Quindi, dopo Cortina...ora il miracolo è accaduto a Milano, dove, in un solo giorno, sono aumentati gli affari del 44%.
Beh... alla faccia della crisi!! I commercianti saranno felicissimi; fino al giorno prima non guadagnavano praticamente niente e poi... puff! In un sol colpo hanno cominciato a incassare. C'è solo da sperare che non sia stata un'una tantum. Io temo che, poveretti, dopo quel boom siano tornati a magri affari. 
 
Ma come sarà successo quel miracolo? Qualche malalingua continua a sparlare, dicendo che è accaduto perché erano presenti in quegli esercizi gli agenti della finanza inviati dall'agenzia delle entrate per effettuare i controlli fiscali.
Ma no... non siamo sempre così sospettosi. E poi magari quelli non erano agenti, ma angeli... sì, dopotutto per i miracoli occorrono angeli, santi e roba del genere, no?
Gli angeli degli scontrini, direi.
Beh... tutto bene, bene così e siamo tutti contenti di questi miracoli, ma non credo sia né sufficiente né gratificante.
La grande evasione non è questa, i soldi continuano ad andare all'estero e degli spiantati totali (almeno secondo il fisco) continuano ad andare in giro con macchine da centinaia di milioni di euro.
Questi vanno colpiti. Questi, vanno abbattuti! Questi, vanno fatti diventare davvero poveri, così si renderanno conto di cosa vuol dire! Si renderanno conto di cosa è una vita difficile e almeno potrebbero rispettare chi i conti li ha davvero a zero! E in garage non tiene la Ferrari, anzi... non ha nemmeno il garage. Ma non succederà così... si rischia di più a non fare uno scontrino per il caffè che a evadere miliardi. Lì, tanto... uno se la cava con un condono o cosette del genere. Dove sono finiti i milioni di Valentino Rossi? E di Pavarotti? E di Vasco Rossi? E di tutti gli altri? Hanno pagato? Non se ne è saputo più nulla.
"Trovato l'accordo". Già... ma quale accordo? E poi, magari, la facciamo tanto lunga per i 90 centesimi di un caffè?


lunedì 30 gennaio 2012

Il dito e la luna

Baltasar Garzòn 
Baltasar Garzòn è un giudice spagnolo molto famoso in tutto il mondo; si ricorda, di lui, per esempio, di aver incriminato il dittatore cileno Pinochet, anni fa; nonché il suo impegno per combattere mafia e corruzione. Collaborò anche con i giudici italiani Falcone e Borsellino.
Un uomo sicuramente pieno di sè, come viene descritto; una superstar, uno che ha usato anche la sua notorietà per guadagnare molto denaro e, naturalmente, tutto ciò gli ha provocato dei nemici.
Oggi tocca a lui essere alla sbarra. Garzòn è imputato in una causa in cui gli si contesta di aver ordianto l'intercettazione ambientale, in carcere, delle conversazioni fra avvocati e clienti, in una vicenda di corruzione e flusso di denaro sporco.
Bene, mi chiedo... e allora? Qualcuno si è chiesto se quei personaggi erano colpevoli? E se lo fossero, si sta a giudicare chi vuole incastrarli?
Tutta la giustizia è paese, pare... certo, in Italia siamo abituati a indignarci non contro chi commette un reato, ma contro chi fa notare che questo reato è stato commesso.
Garzòn forse non è stato ortodosso, ma se quelle persone sono colpevoli... sono loro che devono pagare, non lui.


sabato 28 gennaio 2012

La terra trema

Trema la terra nel nord Italia. Il terremoto è uno degli eventi più inevitabili, naturali e terribili che ci siano. E spaventosi. E' qualcosa che ti rende completamente inerme, ti fa sentire impotente, piccolo. Amplifica le paure, toglie il sonno, fa vivere nell'angoscia. Poi la sua "idea" sparisce e tutto torna come prima. Però ti mette l'angoscia addosso, così come, immagino, oggi ce l'abbiano molte persone in quelle regioni italiane dove è stato avvertito. 
Terremoto in Abruzzo
Possiamo soltanto sperare che la terra si sia accontentata di un leggero balletto e si fermi qua. Ma forse c'è qualcuno che è contento, invece, se nel sottosuolo ci fosse qualche altro ribaltamento. Abbiamo già visto -sentito- che qualcuno rideva durante il terremoto dell'Aquila. Perché il denaro è l'unica cosa che non ha paura del terremoto. No. Il denaro non teme niente, nemmeno le catastrofi naturali. E così chi il denaro lo maneggia. Non lo spaventa niente, al di là della paura di perdere il denaro stesso.
Leggo che stanno ricostruendo all'Aquila, laddove non potrebbero, laddove c'è ancora rischio. Leggo che la stessa cosa succede alle Cinque Terre, teatro di un'altra catastrofe qualche mese fa, l'inondazione che ha provocato ciò che ben sappiamo. 
E gli squali sono lì... pronti a ricostruire in zone dove non si potrebbe, pronti a speculare. Su tutto, sul dolore, sulla morte, sui disastri... incuranti di niente, senza paura. Forti del loro dio unico e assoluto: il denaro. 
Attenti... un giorno il terremoto potrebbe colpire anche voi e il vostro portafogli. L'unico terremoto che temete, l'unico che vi auguro di subire.


venerdì 27 gennaio 2012

ARBEIT MACHT FREI


Sappiamo tutti cosa vuol dire: Il lavoro rende liberi.
Sappiamo tutti che quella frase simboleggiava i campi di concentramento e di sterminio nazisti.
Liberi... questo è il valore di quella parola.
Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche entrarono ad Auschwitz e si aprirono le porte sull'orrore.
Quello che non va dimenticato solo oggi. Non va dimenticato mai.
Ogni Auschwitz, ogni campo di concentramento, ogni prevaricazione di un popolo su un altro.
Non dimentichiamo.
Cancello Auschwitz
Non emuliamo.
Non dimenticate. L'orrore è dentro ognuno di noi.
Non dimenticare vuol dire aiutare a cacciarlo via.
Che non ci siano più cancelli con quella scritta orribile.
Che non si parli più di libertà.
La libertà si cerca, si lotta, si sogna. Non si scrive.
Non dimenticate.
Mai.


giovedì 26 gennaio 2012

LE 17 ROSE ANDALUSE

Ci sono tanti episodi nella storia che, o sono dimenticati, oppure non sono conosciuti o giunti alla memoria collettiva. O semplicemente non si sono espansi molto al di fuori del luogo in cui sono accaduti. Storie di dolore, di sofferenza, di morte. Storie di prevaricazione di esseri umani su altri.
In tempi di squallido revisionismo, voglio parlare io di un episodio antico, accaduto non in Italia, ma in un altro paese "parente": in Spagna.

Era il 1937, quando l'Europa faceva le prove generali per quella che sarebbe diventata una guerra mondiale, in Spagna infuriava invece quella che, con grande senso dell'ossimoro, viene chiamata guerra civile. Questa storia si svolge in Andalusia, dalle parti di Siviglia. Nella cittadina di Guillena, dove, dopo la caduta nelle mani dei franchisti (ricorderò che in quegli anni la Spagna era una Repubblica che stava per cadere definitivamente sotto la feroce dittatura dei fascisti di Francisco Franco) 17 donne, di età fra i 20 e i 70 anni, vennero arrestate, rapate a zero, umiliate (possiamo immaginare come) e costrette a sfilare nel paese. La loro colpa? Di essere madri, mogli, sorelle di persone accusate di essere di sinistra: socialisti, repubblicani, anarchici.
Queste donne vennero trasportate nella vicina cittadina di Gerena e lì furono fucilate e gettate in una fossa comune.
Oggi, dopo 74 anni, in quella fossa comune sono iniziati i lavori di scavo per recuperare i resti di quelle 17 donne, che tutti chiamano "le 17 rose andaluse"  e che sono state proclamate "figlie predilette" dal comune di Guillena. Ci sono voluti più di 70 anni e una legge voluta dal governo socialista di Zapatero per ridare dignità a donne che la dignità non l'hanno mai persa, al contrario dei loro persecutori.
Oggi voglio ricordarle anch'io, con profondo rispetto e ammirazione. Presto, appena possibile, lo farò portando una rosa su quella fossa comune. Ma, soprattutto, lo farò (lo faccio) disprezzando ogni giorno chiunque sia come coloro che le hanno uccise. I fascisti che sono ovunque, anche fuori dalla definizione di fascismo. I prevaricatori, gli arroganti, i prepotenti; coloro che vivono nella protervia e sanno utilizzare solo la forza (e quasi sempre nemmeno la loro in prima persona) per far valere le proprie idee. Già, ma quali idee... costoro non hanno idee. Io mi auguro ogni giorno che possano soffrire almeno la metà delle sofferenze che generano.



mercoledì 25 gennaio 2012

LUI SE FOSSE STATO DIO

Oggi, 25 gennaio, sarebbe (anzi... E') il compleanno di Giorgio Gaber.

Non è il caso di aggiungere nulla a quanto da lui detto, lo hanno già fatto in troppi e, troppo spesso, in modo inadeguato.
Giorgio Gaber era anche (e, forse, soprattutto) questo... e ricordiamo che questa canzone non è mai stata trasmessa per radio o tv e nemmeno pubblicata da discografici "ufficiali":

  



IO SE FOSSI DIO

Io se fossi Dio
e io potrei anche esserlo
sennò non vedo chi.
Io se fossi Dio
non mi farei fregare dai modi furbetti della gente
non sarei mica un dilettante
sarei sempre presente.
Sarei davvero in ogni luogo a spiare
o meglio ancora a criticare
appunto cosa fa la gente.

Per esempio il piccolo borghese
com'è noioso
non commette mai peccati grossi
non è mai intensamente peccaminoso.
Del resto, poverino, è troppo misero e meschino
e pur sapendo che Dio è più esatto di una Sveda
lui pensa che l'errore piccolino
non lo conti o non lo veda.
Per questo
io se fossi Dio
preferirei il secolo passato
se fossi Dio
rimpiangerei il furore antico
dove si odiava e poi si amava
e si ammazzava il nemico.

Ma io non sono ancora
nel regno dei cieli
sono troppo invischiato
nei vostri sfaceli.

Io se fossi Dio
non sarei così coglione
a credere solo ai palpiti del cuore
o solo agli alambicchi della ragione.
Io se fossi Dio
sarei sicuramente molto intero e molto distaccato
come dovreste essere voi.
Io se fossi Dio
non sarei mica stato a risparmiare
avrei fatto un uomo migliore.
Sì, vabbe', lo ammetto
non mi è venuto tanto bene
ed è per questo, per predicare il giusto
che io ogni tanto mando giù qualcuno
ma poi alla gente piace interpretare
e fa ancora più casino.

Io se fossi Dio
non avrei fatto gli errori di mio figlio
e sull'amore e sulla carità
mi sarei spiegato un po' meglio.
Infatti non è mica normale che un comune mortale
per le cazzate tipo compassione e fame in India
c'ha tanto amore di riserva che neanche se lo sogna
che viene da dire
"Ma dopo come fa a essere così carogna?"
Io se fossi Dio
non sarei ridotto come voi
e se lo fossi io certo morirei per qualcosa di importante.
Purtroppo l'occasione di morire simpaticamente
non capita sempre
e anche l'avventuriero più spinto
muore dove gli può capitare e neanche tanto convinto.

Io se fossi Dio
farei quello che voglio
non sarei certo permissivo
bastonerei mio figlio
sarei severo e giusto
stramaledirei gli inglesi come mi fu chiesto
e se potessi
anche gli africanisti e l'Asia
e poi gli americani e i russi
bastonerei la militanza come la misticanza
e prenderei a schiaffi
i volteriani, i ladri
gli stupidi e i bigotti
perché Dio è violento!
E gli schiaffi di Dio
appiccicano al muro tutti.

Ma io non sono ancora
nel regno dei cieli
sono troppo invischiato
nei vostri sfaceli.

Finora abbiamo scherzato.
Ma va a finire che uno
prima o poi ci piglia gusto
e con la scusa di Dio tira fuori
tutto quello che gli sembra giusto.
E a te ragazza
che mi dici che non è vero
che il piccolo borghese è solo un po' coglione
che quell'uomo è proprio un delinquente
un mascalzone, un porco in tutti i sensi, una canaglia
e che ha tentato pure di violentare sua figlia.
Io come Dio inventato
come Dio fittizio
prendo coraggio e sparo il mio giudizio e dico:
speriamo che a tuo padre gli sparino nel culo, cara figlia.
Così per i giornali diventa
un bravo padre di famiglia.

Io se fossi Dio
maledirei davvero i giornalisti
e specialmente tutti
che certamente non sono brave persone
e dove cogli, cogli sempre bene.
Compagni giornalisti avete troppa sete
e non sapete approfittare delle libertà che avete
avete ancora la libertà di pensare
ma quello non lo fate
e in cambio pretendete la libertà di scrivere
e di fotografare.
Immagini geniali e interessanti
di presidenti solidali e di mamme piangenti.
E in questa Italia piena di sgomento
come siete coraggiosi, voi che vi buttate
senza tremare un momento.
Cannibali, necrofili, deamicisiani e astuti
e si direbbe proprio compiaciuti.
Voi vi buttate sul disastro umano
col gusto della lacrima in primo piano.
Sì, vabbe', lo ammetto
la scomparsa dei fogli e della stampa
sarebbe forse una follia
ma io se fossi Dio
di fronte a tanta deficienza
non avrei certo la superstizione della democrazia.

Ma io non sono ancora
del regno dei cieli
sono troppo invischiato
nei vostri sfaceli.

Io se fossi Dio
naturalmente io chiuderei la bocca a tanta gente
nel regno dei cieli non vorrei ministri
né gente di partito tra le palle
perché la politica è schifosa e fa male alla pelle.
E tutti quelli che fanno questo gioco
che poi è un gioco di forza ributtante e contagioso
come la lebbra e il tifo
e tutti quelli che fanno questo gioco
c'hanno certe facce che a vederle fanno schifo
che sian untuosi democristiani
o grigi compagni del Pci.
Son nati proprio brutti
o perlomeno tutti finiscono così.
Io se fossi Dio
dall'alto del mio trono
vedrei che la politica è un mestiere come un altro
e vorrei dire, mi pare Platone
che il politico è sempre meno filosofo
e sempre più coglione.
È un uomo a tutto tondo
che senza mai guardarci dentro scivola sul mondo
che scivola sulle parole
anche quando non sembra o non lo vuole.

Compagno radicale
la parola compagno non so chi te l'ha data
ma in fondo ti sta bene
tanto ormai è squalificata
compagno radicale
cavalcatore di ogni tigre, uomo furbino
ti muovi proprio bene in questo gran casino
e mentre da una parte si spara un po' a casaccio
dall'altra si riempiono le galere
di gente che non c'entra un cazzo.
Compagno radicale
tu occupati pure di diritti civili
e di idiozia che fa democrazia
e preparaci pure un altro referendum
questa volta per sapere
dov'è che i cani devono pisciare.
Compagni socialisti
ma sì, anche voi insinuanti, astuti e tondi
compagni socialisti
con le vostre spensierate alleanze
di destra, di sinistra, di centro
coi vostri uomini aggiornati
nuovi di fuori e vecchi di dentro
compagni socialisti, fatevi avanti
che questo è l'anno del garofano rosso e dei soli nascenti
fatevi avanti col mito del progresso
e con la vostra schifosa ambiguità
ringraziate la dilagante imbecillità.

Ma io non sono ancora
nel regno dei cieli
sono troppo invischiato
nei vostri sfaceli.

Io se fossi Dio
non avrei proprio più pazienza
inventerei di nuovo una morale
e farei suonare le trombe per il Giudizio universale.
Voi mi direte: perché è così parziale
il mio personalissimo Giudizio universale?
Perché non suonano le mie trombe
per gli attentati, i rapimenti
i giovani drogati e per le bombe.
Perché non è comparsa ancora l'altra faccia della medaglia.
Io come Dio, non è che non ne ho voglia
io come Dio, non dico certo che siano ingiudicabili
o addirittura, come dice chi ha paura, gli innominabili
ma come uomo come sono e fui
ho parlato di noi, comuni mortali
quegli altri non li capisco
mi spavento, non mi sembrano uguali.
Di loro posso dire solamente
che dalle masse sono riusciti ad ottenere
lo stupido pietismo per il carabiniere
di loro posso dire solamente
che mi hanno tolto il gusto di essere incazzato personalmente.
Io come uomo posso dire solo ciò che sento
cioè solo l'immagine del grande smarrimento.
Però se fossi Dio
sarei anche invulnerabile e perfetto
allora non avrei paura affatto
così potrei gridare, e griderei senza ritegno
che è una porcheria
che i brigatisti militanti siano arrivati dritti alla pazzia.
Ecco la differenza che c'è tra noi e gli innominabili:
di noi posso parlare perché so chi siamo
e forse facciamo più schifo che spavento
di fronte al terrorismo o a chi si uccide c'è solo lo sgomento.
Ma io se fossi Dio
non mi farei fregare da questo sgomento
e nei confronti dei politicanti sarei severo come all'inizio
perché a Dio i martiri
non gli hanno fatto mai cambiar giudizio.
E se al mio Dio che ancora si accalora
gli fa rabbia chi spara
gli fa anche rabbia il fatto che un politico qualunque
se gli ha sparato un brigatista
diventa l'unico statista.

Io se fossi Dio
quel Dio di cui ho bisogno come di un miraggio
c'avrei ancora il coraggio di continuare a dire
che Aldo Moro insieme a tutta la Democrazia cristiana
è il responsabile maggiore
di vent'anni di cancrena italiana.
Io se fossi Dio
un Dio incosciente, enormemente saggio
c'avrei anche il coraggio di andare dritto in galera
ma vorrei dire che Aldo Moro resta ancora
quella faccia che era.

Ma in fondo tutto questo è stupido
perché logicamente
io se fossi Dio
la Terra la vedrei piuttosto da lontano
e forse non ce la farei ad accalorarmi
in questo scontro quotidiano.
Io se fossi Dio
non mi interesserei di odio e di vendetta
e neanche di perdono
perché la lontananza è l'unica vendetta
è l'unico perdono.

E allora
va a finire che se fossi Dio
io mi ritirerei in campagna
come ho fatto io.


martedì 24 gennaio 2012

TOUR DISASTRATOR

Foto Turistiche davanti al relitto
Ma che paese è quello in cui la gente va a farsi una vacanza al Giglio per farsi le foto davanti alla carcassa della nave naufragata?
Anzi... che società è, una società in cui qualcuno sente il bisogno di dire al mondo intero: sono uno sciacallo! E si mette pure a ridere davanti all'obiettivo? Non ci sono più gli sciacalli di una volta, quelli che, dopo terremoti, inondazioni o disastri in generale, si aggiravano furtivi per andare a rubare fra le macerie. Ne so qualcosa, li ho visti, li ho combattuti.. ho fatto anche di peggio!
Ma in confronto a questi qua... a questi squallidi prodotti di una società malata, sono anch'essi persone di grande dignità! Mi fate schifo, invece, voi che vi mettete lì, con alle spalle un pezzetto di tragedia per poter dire: "visto? Ero lì" Mi fate veramente schifo, sareste da prendere e buttare là, su quella nave, con un sasso al collo.
Che cosa siamo diventati ormai? Possibile che questa sindrome da reality show abbia preso così piede? Ma cosa cazzo volete dimostrare? Non vi accorgete di quanto siete stupidi?
Possibile che non ci sia chi si indigna? Chi si offende? Chi si incazza?
Vorrei essere un abitante dell'isola del Giglio. Finirei in prigione ma mi toglierei una grande soddisfazione.
Squali!
Sciacalli!
Vipere!
Vergognatevi. Seppellitevi.
Ho un'idea. Visto che manca lavoro, se c'è qualcuno di buona volontà gliene suggerisco uno io. Organizzare vacanze laddove accadono dei disastri per questa nuova generazione di turisti da Grande Fratello, oramai (posso capire) stanchi delle avventurosissime vacanze nei resort e nei villaggi dove essere a Cuba o a Rimini è la stessa cosa! Questi amanti del sorriso di plastica come quello dell'ex premier, cresciuti a veline e ad esposizione mediatica, convinti che avere due tatuaggi, tre piercing, quattro plastiche e una faccia di culo sia più importante di aver letto un libro.
Allora, se qualcuno ha lo stomaco adatto per sopportare questa gente e il loro vocabolario limitato a due grugniti e a qualche risolino... sì, perché non organizzargli queste belle vacanze.
Volete una foto fra le macerie di un terremoto? Di una esplosione? Fra le rovine di un aereo caduto?
A pensarci bene, potrebbe essere un lavoro anche provocare certi disastri.
Peccato che quell'attore che impersonava Bin Laden debba far finta di essere morto, sennò qualcuno poteva organizzare un altro 11 settembre. Sai che bellezza farsi le foto in un'occasione del genere? Sai quanti turisti si precipiterebbero per non perdere l'occasione di essere nella storia?
Be' ma, pensandoci bene, anche Superman era morto, poi i suoi autori lo hanno fatto rinascere. Pensateci, Tour disastrator... resuscitare Bin Laden potrebbe anche essere un ottimo affare. Portare tanto denaro.
Sì... denaro. Tanto è solo quello che conta.
Pensateci bene... e pensate a quanti sono lì, pronti a far vedere al mondo intero quanto sono imbecilli. E ne ridono pure...


Sciopero Time


E continua, così, questa ondata di scioperi, manifestazioni, blocchi stradali, tassisti incazzati che incrociano le braccia ecc. Continua e si allarga andando a conquistare nuove città, nuovi territori, nuove autostrade. E continuando, continua anche a far pensare.
E non riesco a non pensare a questa "rivolta" come a un qualcosa deciso a tavolino da chi non c'entra niente con le pur giuste rivendicazioni di chi si sta facendo sentire. Continuo a pensare a questa come una sorta di "rivolta delle corporazioni" volta la mantenimento dei privilegi di chi già li ha, senza pensare che sarebbe meglio lottare per farli acquisire a chi non li ha mai avuti.
Ma perché tutto questo accade ora? Fino a pochi mesi fa, quando c'era il governo Berlusconi non si avvertiva questo malessere? Credo di sì, sennò non avrebbe senso che fosse esploso tutto in una volta. Il malessere sociale non è una bomba, a cui si toglie la linguetta ed esplode; è qualcosa che bolle e bolle per molto tempo, prima di provocare l'esplosione che fa saltare il coperchio. Possibile che sia accaduto proprio a poche settimane dall'insediamento di quello che è, finora, l'unico vero governo liberale che ha avuto l'Italia repubblicana? Al di là di meriti e demeriti, ovvio. Perché quello di Berlusconi tutto era meno che liberale. Anzi, per certi tratti aveva tratti perfino sovietici, sostituendo la sua persona unica e incontrovertibile al soviet.
Comunque, al di là di queste disquisizioni, mi chiedo perché ora e perché in questo modo. Avendo partecipato sempre, nella mia vita, a scioperi, manifestazioni e tutto ciò che avesse il sapore della protesta e della difesa dei diritti dei più deboli, sinceramente, non mi ci riconosco in quello che sta accadendo.
Sarà l'età che avanza, sarà il cinismo, vallo a indovinare cosa sarà realmente, ma... queste proteste non mi convincono per niente. E continuo a chiedermi cosa c'è dietro. CHI c'è dietro; di chi è la mano del regista che ogni giorno dà il ciak a queste rappresentazioni che rischiano anche di diventare pericolose? 
E intanto che succede ai piani alti?
Confindustria grida basta! Che fermezza.
Il Viminale invece sta a guardare: "fa attenzione"
E i politici? Notato? Silenzio. Silenzio praticamente totale.
Cosa c'è sotto?
Cosa ci aspetta?
Non è che qualche giorno vediamo spuntare miracolosamente anche i famosi black bloc? E... già... se arrivassero... che ruolo potrebbero avere? A chi converrebbe? Cosa accadrebbe dopo? Chi ne trarrebbe vantaggio?
Io un po' di paura ce l'ho... voi?



sabato 21 gennaio 2012

AMARCORD

Novantadue anni e un giorno fa nasceva Federico Fellini. Sarebbe bello, oggi, poter spegnere tutte quelle candeline, ritte su una torta a forma di tendone del circo. E, intorno, tutti i suoi personaggi: da Gelsomina allo Snaporaz, da Anita a Zampanò e così via...
Fellini, Fellini... hai regalato sogni per anni, per decenni... per l'eternità. Hai usato il cinema come mezzo ideale per raccontare quello che avevi dentro. I tuoi sogni, i tuoi incubi, le tue paure, le tue speranze. Quello che vedevi e quello che non arrivavi a vedere. Hai portato il nome dell'Italia in alto nel mondo. Oggi, sai, come anche ieri, tanti squallidi personaggi fanno a gara, invece, per portare il nome di questo paese nel più profondo dei pozzi.
Ma tu non c'entri, Fellini. Tu te ne stai là, in qualche Olimpo, con la tua sciarpa, a guardare e, forse, a ridere delle umane cose.
E noi, qua sotto, a cincischiare e a cercare di mettere un piede dopo l'altro. E io, povero clandestino, sempre in bilico fra un'esistenza che non c'è e un futuro tutto da immaginare, non posso fare altro che pensare ai tuoi tempi e ai miei.
I tuoi erano tempi di speranza, venivate fuori da una guerra, anzi.. dalla Guerra!! E avete costruito un mondo. E tu ci hai messo del tuo, Fellini. Hai dato sensibilità tangibile ai sogni. E lo hai fatto con quel tratto da artista che ti contraddistingueva, tanto da risultare amato e considerato in tutto il mondo. Hai dato il via a tanti neologismi, hai raccontato di una dolce vita e hai saputo aggettivare un modo di dire della tua terra romagnola. Hai vinto 5 oscar e hai portato l'Italia del mondo, facendo camminare i tuoi connazionali a testa alta.
Oggi dobbiamo camminare a testa bassa, invece. Per i politici ma anche per gli artisti. Per un vuoto totale che quel cinema che tu hai amato tanto non riesce più a colmare. Mi chiedo chi, oggi, produrrebbe i tuoi film. Forse nessuno. Forse Berlusconi, ma prima vorrebbe che una delle bionde che ti piacevano tanto facesse un salto a palazzo Grazioli.
E' un mondo triste, Fellini... io non so dove sei, so però dove sono io. Su questa terra, che, un giorno, tu decidesti di rendere più lieta. Che, un giorno, altri hanno deciso di rendere più tetra.
Buon compleanno, Fellini... avrai gente migliore con cui brindare ovunque tu sia.


venerdì 20 gennaio 2012

ANDARE, CAMMINARE, LAVORARE


Lavorare, lavorare.
La vita è questa... lavorare. Ma chi l'ha deciso?
Boh?
La società, dice.
Ma cos'è la società?
Siamo noi.
Allora lo abbiamo deciso noi.
Lavorare, correre, produrre. Ognuno deve essere la formichina che mette il suo tassello sul mondo e sulle sue necessità. E non c'è tempo, non c'è spazio per chi non vuole. Per chi non vorrebbe.
Automobili, orologi, telefonini, vacanze in resort, gioielli. Opulenza.
Pensiero, zero.
Libertà. Quella sì, però!
Uomini con la cravatta stretta al collo che parlano di libertà.
Donne che hanno barattato la vita con il futile e hanno rinunciato alla VERA bellezza, non quella delle estetiste e del silicone, che parlano di libertà.
Smog, cemento, acciaio.
Rabbia.
Annichilire l'avversario. Il nemico. Siamo tutti nemici in questa società.
Ma ci sorridiamo tutti.
Facciamo finta di commuoverci.
E siamo tutti amici, tutti fratelli.
Facciamo schifo, diciamoci la verità... e ci vuole tanto ad ammetterlo?


Capitan Schettino

Io non ci volevo tornare sulle vicende della Costa Concordia, visto che, a quel che leggo, è ormai diventato un tormentone degno delle canzoncine dance che si ballano d'estate.
Ma lo devo e voglio fare per almeno tre motivi:

  1. Vivendo all'estero, dopo due mesi di tregua in cui mi stavo abituando bene, mi sono ritrovato, ancora, in questi giorni, a dover rispondere con degli imbarazzati sussurri alle domande che mi vengono poste sull'eroico capitan Schettino (e sulle evidenti analogie che questo personaggio da crociera presenta con l'altrettanto comico ex premier) e le sue gesta, peraltro, come il suo omologo, tinte in queste ultime ore da toni rosa-moldavi.
  2. Capitan Schettino, appunto. Sulla graticola nelle prime 48 ore e qualcosa in più. Poi... qualche maitre à penser della sinistra ha cominciato a opporre i primi dubbi, tronfio del proprio garantismo morale e intellettuale (ma soprattutto spinto da qualche maitre à penser della destra che aveva bollato Schettino come codardo e l'altro comandante, quello della capitaneria di Livorno, come eroe) quindi tutto (o, quantomeno quasi tutto) il gregge del falcemartello ha iniziato a porsi dei dubbi e a rivedere parte dell'istinto forcaiolo che aveva pervaso i primi due-tre giorni. E siamo alle solite. La solita italietta che non sa da che parte stare, che si crogiola nel suo pressapochismo. E l'intrepido capitan Schettino ne è rappresentante perfetto. Lui e la sua irritante vigliaccheria. Vigliaccheria criminale. Non mi stupirei di vederlo presto sottobraccio a Scilipoti candidato alle prossime elezioni. Due fulgidi esempi di responsabili.
  3. Il motivo più importante: in questa vicenda ci sono dei morti, ma pare che non se ne ricordi già più nessuno. Siete tutti troppo occupati a schifare Bruno Vespa e i suoi plastici, salvo poi costruirli nei vostri cervelli. Cervelli? Va be', non esageriamo!


giovedì 19 gennaio 2012

Rivoluzione?


La rivolta dei forconi in Sicilia, la rivolta dei tassisti a Roma. Altri focolai che ribollono. Sta accadendo qualcosa, in effetti, ma qualcosa di inquietante. 
In Sicilia, appunto, si parla di rivoluzione. "La rivoluzione parte da qua" si legge un po' dappertutto.
Mah, sarà. Da quel che so io la rivoluzione si fa quando si difendono gli interessi degli altri, non i propri. Anzi, non si difendono proprio degli interessi. La rivoluzione è un atto sociale collettivo, ben diverso dall'incazzatura di determinate categorie fin qui protette da leggi, leggine e "chiudiamo un occhio che tanto una mano lava l'altra". 
Sarebbe una rivoluzione molto, ma molto egoista. Anzi... sarebbero tante rivoluzioni, ognuno a portare avanti la sua, fregandosene del resto.
Non mi piace molto, come detto prima... mi inquieta, così come mi inquieta pensare chi ci possa essere dietro, a questi movimenti. 
Anzi, non mi inquieta più: mi spaventa!


martedì 17 gennaio 2012

Le curve della memoria

Qualche mese fa, quindi si parla di alcune settimane e non di anni, c'è stata quella che è stata chiamata "la primavera dei referendum". Ricordo le scene di giubilo per il successo del raggiungimento del quorum e, poi, del risultato; questo, in verità, scontato se si fosse riusciti a superare la soglia del 50% più uno.
Oggi, a distanza di mesi... mi piacerebbe poter essere in Italia, andare in giro per le strade, fermare la gente e chiedere a bruciapelo: ma lei si ricorda quali erano i quesiti del referendum? E quanti erano?
E sono sicuro che avrei delle tristi sorprese.
Mi verrebbe voglia di farla qua, questa domanda. Anzi, la faccio... se qualcuno dei lettori ha voglia di rispondere...
Quanti erano i referendum?
Di cosa trattavano?
Però... niente google eh? Ci conto!


I(r)responsabili

Venghino signori... in questo inizio di 2012, nel Belpaese, fra uno spread che sale e scende, una benzina che sale e basta, un Milan che perde il derby e molto altro ancora, si è inaugurato un nuovo sport del tipo scaricabarile: il tiro allo Schettino.
Sì, proprio lui, il pavido Francesco Schettino, il geniale comandante della nave Costa Concordia, ormai sulla graticola generale, inviso ed esecrato dalla società intera.
Italico sport, questo, che la dice tutta sulla validità etica e morale dei discendenti di re Italo.
Francesco Schettino

E anche il comportamento del suddetto comandante la dice lunga su quanto la grettezza la faccia da padrone nei comportamenti di ogni tipo.
Schettino si è comportato da idiota, di più, da criminale, ma oggi stare a puntare il dito su di lui e solo su di lui, in un paese che va a rotoli e fa acqua dappertutto, diventa un inutile esercizio di, per l'appunto, scaricabarile.
Quanti facevano e fanno come lui? A quanti è andata bene e quante volte? Come al solito si sta a guardare il dito e si lascia perdere la luna, come da famoso detto.
Schettino è stato incompetente come tanti altri, solo un po' più sfortunato. E' il simbolo di una classe dirigente intera, formata da emeriti incapaci, magari arrivati nei posti che contano grazie a raccomandazioni, leccate di culo, bustarelle, amicizie coi potenti. E' il simbolo di coloro che, borghesucci figli di papà buoni a niente, non sanno fare altro nella loro vita che campare come parassiti alle spalle della società, salvo poi finire in posti che contano.
Dirigenti d'azienda, amministratori delegati, banchieri, comandanti, politici e chi più ne ha più ne metta.
Figli di una degenerazione sociale iniziata col craxismo e che ha trovato poi nel ventennio berlusconiano la sua apoteosi. E che ha coinvolto tutti... coglioni di destra e coglioni di sinistra, anzi, soprattutto questi, riparandosi dietro la falce e martello, hanno dato uno sconcio spettacolo di squallido arrivismo. E, purtroppo... arrivando.
Non si preoccupi, quindi, comandante Schettino. Io non so quale sia la sua estrazione, so soltanto che, con il suo comportamento, sicuramente anche lei riflette questa mancanza di etica e di VERA professionalità che esigerebbe un paese civile.
Ora è toccato a lei fare grossi danni, domani toccherà a qualcun altro... qualcuno che ora le sta puntando il dito contro, ma che non è meno incapace di lei. Solo più fortunato.
E, come lei, completamente mancante della più piccola forma di dignità.


lunedì 16 gennaio 2012

C'è naufragio e naufragio

La Costa Concordia ha fatto un bel botto, è vero. Quasi impossibile non parlarne, non pensarci, non commentare. Come ho fatto anch'io, con il parallelismo con il Titanic. Come hanno fatto molti... vien da sè.
Ma, fra le tante cose lette ieri, ci sono frasi tipo: "da quanti anni non accadeva un naufragio". Lì per lì sono quasi stato d'accordo, poi mi sono risvegliato all'improvviso. E mi sono reso conto di quanto siano pericolosi i "sentimenti collettivi". Di quanto siano influenti i mezzi d'informazione, di quanto siano accecanti le emozioni condivise a senso unico.
Ma come... "da quanti anni non accadeva un naufragio"? Ma se barconi pieni di povera gente affondano con una certa frequenza e, quasi sempre, nei nostri mari! Quante carrette del mare, stipate fino all'inverosimile, quante centinaia di persone annegate senza nessuno che andasse loro in soccorso, quante lacrime, quanta sofferenza?

Ma quella non la sentiamo.
Non fa rumore.
Non è bianca e bella come quella nave inclinata davanti a un'isola amata dai turisti di tutto il mondo.
Non ci sono cabine più o meno lussuose.
Lì si mangia, si dorme, ci si spaventa tutti insieme, su quei ponti scassati.
Si piscia in mare.
Ci si tiene stretti l'uno con l'altro sperando che non accada l'irreparabile.
Non c'è orchestra che suona su quei barconi.
Non camerieri in guanti bianchi che servono a tavola.
Non ci sono scialuppe di salvataggio.
C'è solo un filo di speranza e a volte si spezza anche quello.
E non ci siamo noi, che siamo troppo occupati a pensare ad altro. Ad altri naufragi. A quelli veri. Perché questi, invece, non esistono.
Non hanno appeal.
E anche un film non sarebbe molto appetibile.
A proposito: fra quanto sarà fatto un film sul naufragio della Costa?
Anzi... ci vedo più una fiction. Uno di quei prodotti strappalacrime di cui gli artigiani televisivi italiani sono maestri.
Temo proprio che non ci sarà molto da aspettare. Preparate le lacrime, i produttori ne vorranno a profusione.


sabato 14 gennaio 2012

100 anni dopo

1912. Il famoso incidente del Titanic nel suo viaggio inaugurale.
2012. Il già, purtroppo, famoso incidente della nave da crociera Costa all'isola del Giglio.

La cronaca è già nota, ne parlano telegiornali, siti internet, radio, domani sarà su tutti i giornali... insomma, non c'è molto da dire o da riportare, visto che lo stanno facendo i mezzi di informazione di tutto il mondo.
Una cosa mi ha colpito: la dichiarazione del comandante di questa nave da crociera, il capitano Francesco Schettino. Egli ha dichiarato che quello sperone in cui la nave è entrata in collisione, lì non ci doveva essere.
3 morti e 41 non ancora trovati, al momento.
Un capitano che fa dichiarazioni da Ponzio Pilato.
E dichiarazioni varie. Pare che lo stesso eroico capitano abbia lasciato la nave prima che tutti i passeggeri fossero stati tratti in salvo. Ma come? Capitano Schettino... noi siamo abituati fin da piccoli a sapere che quando una nave affonda il capitano è l'ultimo a lasciarla (se la lascia). E lei... se n'è andato prima di alcuni dei passeggeri? Io mi auguro che non sia vero. Me lo auguro per lei, per la sua coscienza, per il suo essere uomo.
Ma il resto continua a non convincermi. Dicono che c'era lei al comando, al momento dell'impatto. Lei smentisce. Vedremo.
E quello scoglio? Lei ha detto che non era segnato sulle carte, che la navigazione in quel tratto sotto costa era consentita. CONSENTITA? Se era consentita, caro capitano, vuol dire che qualcuno ci era già passato di lì... e se ci era passato, a meno che non fosse su un pedalò, ci sarebbe finito su quello sperone. Oppure non ci era passato nessuno. Allora denunci lei chi ha consentito la navigazione in quel punto. Oppure... oppure, capitano, ammetta. Ammetta di aver fatto un errore. Sia uomo. Non si faccia prendere dal fatto di essere italiano, di vivere in un paese in cui nessuno paga, in cui le responsabilità non esistono. Sia uomo. Lei ha scelto questo lavoro. E' un lavoro di grandi responsabilità. Se le prenda, capitano Schettino. E non dica cazzate... io non ci credo. Altri non ci crederanno. Molti sì, però. Già vedo i "soliti noti avvocati" quelli dalla ricca causa facile. Quelli che non vedono l'ora che succedano cose del genere per andare alla ribalta. Quelli che tengono le mani sul cuore e la lingua sul culo del più potente riccone italiano. Quello che ha delegittimato la giustizia. Quello a cui anche lei potrà appellarsi, capitano Schettino.
3 morti (per ora)
41 non ancora trovati (ad ora)
Ci pensi, capitano.
Ci pensi.
100 anni fa il capitano del Titanic morì con la sua nave. Con i suoi errori.
Ci pensi, capitano.

venerdì 13 gennaio 2012

LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI (gli uguali)

Eppure era stata una bella giornata, oggi. Una di quelle che non ti fanno rimpiangere lo scorrere del tempo né le traversie personali. Una giornata piena di vita, di sentimento, di sorriso. Una giornata impreziosita dal lusso ormai raro (per il sottoscritto) di uno sguardo che ti dice tutto senza bisogno di parole.
Insomma... una bella giornata, qui in questa cittadina scaldata dal sole che non posso dire dov'è, purtroppo. Mi verrebbe da fare pubblicità al locale ufficio del turismo, ma per altri motivi, malauguratamente non posso. Fra l'altro in questo paese parlano una lingua bellissima, per cui... insomma, oggi andava tutto bene.
Poi rientri, accendi il pc, dai un'occhiata alle notizie e ti ricordi di essere italiano. E ti rendi conto di come anche poche righe lette su uno schermo possano rovinare tutta la magia che ti aveva avvolto in quella giornata.

Due notizie dal "belpaese": bocciata dalla Consulta la proposta di referendum per abrogare quella ignobile legge elettorale non a caso chiamata Porcellum (peraltro da colui che l'ha scritta) e negata, alla Camera, l'autorizzazione all'arresto di Cosentino. Decisivi i voti della lega, dopo che il leader Bossi aveva dato "libertà di coscienza" sul voto. C'era da aspettarselo. Chissà con quanti zeri si scrive libertà di coscienza. Da quelle parti, tanto, si fa così.
E così ci ritroviamo ancora una volta con il culo per terra e con la speranza di vivere davvero in una democrazia, che muore sempre più velocemente. Non ho nemmeno voglia di commentare, immagino quanti lo stiano facendo.
Rimane una grande amarezza in bocca nel leggere queste notizie. Questo sì che dovrebbe far incazzare gli italiani, farli scendere in piazza, farli pretendere che la legge per una volta sia veramente uguale per tutti. Ma non succederà.
E chi deve ridere, stasera... ride.
Alla faccia nostra.
Alla faccia vostra.
E di un paese sempre più brutto, sempre più volgare, sempre più asservito al volere di una persona sola, sempre più mafioso, sempre più stupido.
Sempre più coglione.
Come tutti, del resto.
Spero che domani, qua, sia ancora una bella giornata, ma sarà difficile non pensare a quanto potrebbe esserlo anche là, in Italia... se soltanto gli italiani fossero un po' meno... italiani.


giovedì 12 gennaio 2012

Il conformista aerostato evoluto gonfiato dall'informazione

 "Quattro ragazzotti pronti a vendersi si son fatti toccare. Che don Gelmini accarezzi un ragazzo è una cosa che non vuol dire nulla. E poi il ragazzo approfitta perché vuole dei soldi"
(Vittorio Sgarbi, insigne statista, politico, critico d'arte, conduttore televisivo di grande successo, varie ed eventuali)
,
Se Don Gelmini abbia toccato o meno dei ragazzi non posso certo saperlo io.
Noto critico d'arte
Mi auguro di no, ma comunque non è compito mio appurarlo o meno. Invece, certi commenti di squallidi personaggi, appaiono chiari a chi non abbia un minimo di vocazione giuridica. 

Non voglio abbassarmi a commentare. Mi chiedo soltanto: ma perché?

Com'è possibile che un paese che ha dato i natali a gente come Dante, Leonardo da Vinci, Leopardi, Fellini, De Andrè.... ma, senza fare troppo i sofisticati anche a gente come la Saponificatrice di Correggio ed il Mostro di Firenze abbia anche potuto generare certi parassiti?

E' un fatto di virus ed antivirus? Ma qual è l'antivirus? Forse l'indifferenza... ma per una volta a stare zitto non ci sono riuscito.


mercoledì 11 gennaio 2012

A forza di essere vento


Sono passati tredici anni da quel giorno in cui Fabrizio De Andrè se ne andò lasciandoci tutti un po' più soli. Credo che su di lui sia stato scritto tutto o quasi tutto. Non starò certo io, ora, ad aggiungere inutili parole alle tante (utili e inutili) già vergate da mani molto più idonee delle mie. Voglio soltanto riportare una piccola parte dell'articolo che scrisse proprio 13 anni fa Vincenzo Cerami su "la Repubblica". E' un pezzetto di carta ormai ingiallito che porto sempre con me e non dimentico mai. Spesso accade di dover fare la valigia di corsa e scappare via... spesso mi capita di dimenticare qualcosa, chessò... il telefono, degli indumenti, il lettore mp3... insomma, a volte qualcosa lo perdo. Ma non questo pezzetto di carta, che sta sempre con me e, ogni tanto, rileggo. Oggi una piccola parte la condivido qua... in ricordo di colui che i clandestini li ha sempre cantati, elevandoli al rango di... persone. Semplicemente.


Da: ANARCHIA E DOLCEZZA (Vincenzo Cerami)
(...) La sua Italia riunisce insieme sotto la stessa lingua e gli stessi dialetti quelle persone che per lasciarsi andare alle emozioni hanno bisogno di una complessità e di una sincerità che è sempre imbarazzante, coraggiosa, scandalosa, estrema. Per questi italiani De André scriveva e cantava, in controtendenza rispetto a un'epoca che scivolava inesorabilmente verso l'edonismo, verso l'oblio e l'amoralità anemica della società opulenta: "Ogni tre anni c'è una stella marina, ogni tre stelle c'è un aereo che vola!" (...)
(...) Fabrizio De André è stato un autore di versi e musica tutt'altro che intellettualistico, un cantante che come pochissimi ha sempre nutrito umile rispetto e amore adulto per l'intelligenza e la sensibilità dei suoi ascoltatori. Frugava nella memoria, nelle sommerse indignazioni, nelle sonorità evocative. La complessità sopraffina dei suoi testi musicali si nasconde, quasi con pudore, dietro l'immagine semplice e povera di un uomo con la chitarra in mano e la sigaretta in bocca al tavolo dell'osteria; dietro al tono di chi improvvisa una poesia accompagnandola con una rumbetta appena accennata o una stornellata.


Ignaro e Malinconico


Ci risiamo. Cambiano i governi ma non cambiano gli italiani. Con buona pace di Cavour e della sua famosa frase, ma se gli italiani erano da fare, 150 anni fa, o non sono stati fatti o sono stati fatti male. Molto male.
Carlo Malinconico
Ora salta fuori questo nuovo fenomeno: Carlo Malinconico (ovviamente, le ironie sul suo cognome, oggi si sprecano) sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Nome grosso, quindi. Pezzo grosso della nuova èlite di tecnici che governa il paese.
I fatti saranno ben noti, quello che mi colpisce è l'entità della cifra: 20.000 euro per alcune vacanze di cui ha usufruito nel 2009. Ventimila euro? Ma io ci sto in vacanza per un anno con quella cifra. Viziatini questi personaggi eh?
Ma la cosa triste è scoprire (magari un sospetto ce l'avevamo eh?) che le cose non cambiano. Che questa classe dirigente (non solo politica) è abituata a vivere in una realtà che non è conforme alla realtà di chi al mattino si alza per andare a guadagnarsi il pane. 
Caro Monti, lei chiede sacrifici ai suoi cittadini e il suo sottosegretario fa parte del calderone dei privilegiati? Non torna, caro Presidente... e non va bene. O meglio... non andrebbe bene. 
Invece va bene, eccome. Va bene perché lo fa lui, ma lo fareste anche voi. Perché l'italiano è così. Servile, ingordo... come vede un potente si mette in ginocchio... e particolarmente incline al "una mano lava l'altra". Io ti faccio un favore, poi magari un giorno lo farai anche tu a me... e così via. Piccoli e untuosi, alla fine quello siamo. 
Un paese dove ognuno vuole sembrare sempre più furbo degli altri. Un paese dove, al supermercato o in posta o in qualsiasi altra parte ci sia una fila da rispettare, c'è sempre qualcuno che vuole fregare gli altri e passare avanti. Sempre! E solo qui accade. Sistematicamente. Ovunque.
E poi vi lamentate? Vi lamentate se questa gente ha i privilegi? Loro sono voi, sono il vostro specchio, magari più fortunato, quello sì.. a loro è toccato di avere la fortuna che tutti vorrebbero.
Allora non lamentatevi, continuate a servire il potente di turno e aspettate il vostro momento che, mi spiace per voi, non arriverà mai. 
Ma consolatevi, potrete sempre passare davanti a qualcuno in fila al supermercato e magari la sera potrete raccontarlo con fierezza ai vostri figli. Così nascono gli eroi.
Così nascono i Piscicelli. Piscicelli... quello che rideva dopo il terremoto in Abruzzo. Quello che atterra con l'elicottero privato sulla spiaggia. Piscicelli! In un paese normale uno come lui dovrebbe stare a pulire cessi, non importa dove, basterebbe un posto molto grande e molto sporco.
Invece è ovunque, con chiunque. 
E quest'altro... ventimila euro! E, genialità tutta italica, cosa ha detto? "Non ne sapevo niente". 
Fantastico.
Bravo sottosegretario, fa bene a dire così, vedrà che qualche fesso che ci crede lo trova. 
Non ne sapevo niente. Mi ricorda un certo Scajola... certo, un pochino, ma... leggermente più... Malinconico.


martedì 10 gennaio 2012

Cercando un'altra Itaca


Ci sono giorni in cui non c'è niente che vada. Si vede tutto nero, non si ha voglia di parlare, di camminare, di ridere, di scambiare lo sguardo con quello degli altri. Ci si sente inutili e inadeguati ovunque e qualsiasi cosa si stia facendo. 
Oggi è un giorno di questi, in cui il peso di un'esistenza di contrabbando si fa sentire e schiaccia. 
Con forza.
Con rabbia.
Uno di quei giorni in cui vorrei essere un tranquillo ragioniere di provincia, fare le otto ore di lavoro e rientrare a casa dalla famigliola. Crogiolarmi nei piccoli gesti quotidiani e andare a letto presto a sognare una vita avventurosa.
Penso che è quello che voleva anche Ulisse, il gran clandestino per eccellenza, che per anni ha vagato nel mediterraneo desideroso di tornare nella sua Itaca ed è stato sballottato qua e là, come in quei sogni in cui cerchi di correre ma hai la sensazione di non muoverti. E ti prende l'angoscia.
E aumenta la voglia di tornare nella propria Itaca, anche se l'angoscia di poterci o doverci tornare (anche là) da clandestino fa gonfiare di ansia il cuore.
E ti chiedi quando finirà questa eterna fuga, questo doversi guardare sempre attorno, questo non avere una casa, un volto da cercare la sera, un qualcosa di banale ma di confortante. Questo dover cambiare sempre ambiente, aver paura delle facce nuove. E ti chiedi cosa ti ha portato a tutto questo. E sarebbe meglio che non te lo chiedessi, perché la risposta la conosci. E, alla fine, temi di conoscere anche il resto... e pensi: ma sarà stato vero che Ulisse aveva voglia di tornarci, a Itaca?


domenica 8 gennaio 2012

Da Cortina a Portofino


Portofino
I solerti finanzieri devono aver voglia di vacanze. Dopo il blitz di capodanno a Cortina, c'è stato quello di Befana a Portofino. Montagna, mare... cosa unisce queste due località? La lettera iniziale? I ricchi che le frequentano? Un certo sospetto di evasione fiscale nei ricchi frequentatori di cui sopra? Bah... chissà... e chissà se anche a Portofino si sono verificati i miracoli come quelli dell'altro giorno a Cortina.
Di sicuro, altri miracoli si sono verificati nell'indignazione popolare, nel pensiero controllato della massa rincoglionita da anni e anni di bombardamento da parte dei mass media. Bombardamento che ha portato a pensare che lo sbaglio è in chi fa rilevare l'errore e non in chi lo commette.
Fantastico! Credo che l'Italia sia l'unico paese al mondo (Sistema solare? Universo?) in cui il bravo cittadino e la brava casalinga non puntano il dito verso chi commette un reato (certi tipi di reato eh? Quelli grossi... chi ruba una mela va giustamente messo alla gogna) ma verso chi questo reato lo rileva. 
Come dire: tu rubi, io vengo ad arrestarti e il delinquente sono io! Così vi ha abituato a pensare il bravo Berlusconi... e così, come povere piccole pecore vi siete messi a pensare. 
Così è accaduto l'altro giorno a Cortina. Evasori, grandi evasori (quindi: LADRI) e il popolino che dice? "Ma poveretti" "ma come si permettono?" "poi ci lamentiamo se portano via i soldi dal paese". Ma vi rendete conto di quello che dite? 
Vorrei che capitasse a voi. Vorrei che vostra moglie o vostro marito vi mettesse le corna. Vorrei che veniste a saperlo. Vorrei che veniste condannati e trattati da criminali per esserlo venuto a sapere.
Vorrei che vi guardaste allo specchio e diceste: sono un coglione!
Ma non lo farete... continuerete a difendere chi si diverte con le vostre piccole vite. 
Bravi, continuate così... mi fareste ridere se la vostra idiozia non andasse a scalfire anche le persone che, almeno, un minimo di orgoglio e dignità riescono ancora ad averlo.


sabato 7 gennaio 2012

Di altri 11 Settembre


Salvador Allende

11 settembre 1973: In Cile, un golpe militare guidato dal generale Augusto Pinochet e appoggiato in modo non ufficiale dagli Stati Uniti, sollevò il governo eletto del Presidente Salvador Allende e instaurò una dittatura di stampo fascista.
Una dittatura durata 17 anni (toh!!!) fino al 1990, quando finalmente, il Cile, lentamente e faticosamente, intraprese il viaggio verso la democrazia.
17 anni di persecuzioni, omicidi politici, desaparecidos, violazione di diritti umani. Una dittatura, insomma, con tutto quello che comporta; non sta certo a me fare una "lezione" di storia o di politica, non ne ho i titoli.
Una dittatura, fra l'altro, che ha attraversato indenne il passaggio verso la democrazia; o meglio, indenni, questo passaggio l'hanno attraversato i suoi protagonisti. Alla fine si è trattato di semplice passaggio di consegne, niente più. Ma meglio di niente.
Oggi, nel 2012, il governo di destra del Cile democratico non ha altro da fare che impegnarsi in una deprimente operazione revisionista. Il ministro dell'istruzione ha infatti annunciato che, nei prossimi corsi scolastici per le elementari, sui sussidiari di storia scomparirà il termine "dittatura".
Wojtyla con Pinochet
Io non so cosa abbia in testa certa gente. E non so cosa stiano pensando tutti coloro che sono stati vilipesi, umiliati, incarcerati, torturati... non so cosa pensino le migliaia di parenti di coloro che sono stati uccisi.
Uccisi per le loro idee, perché contrari a una dittatura, pardòn, ministro, come dobbiamo chiamarla, ora? Uccisi da un sanguinario e spietato dittatore (che, fra l'altro, se non ricordo male, era in buoni rapporti con santo Wojtyla) che non ha avuto pietà, come accade in casi del genere, verso coloro che gli si contrappongono.
L'unica parola che mi viene in mente è: vergogna! E spero che, come leggo su siti cileni, coloro che si stanno muoveno per opporsi a questa decisione, studenti in primis, riescano a far valere le proprie ragioni e a mandare a casa questi squallidi personaggi che meritano solo un deplorevole disprezzo.

venerdì 6 gennaio 2012

Miracolo a Cortina


Lo confesso: non sono mai stato molto credente. Questo clandestino, nonostante tutte le vicissitudini che lo hanno portato a scamparla bella un sacco di volte e, quindi, con pieno diritto di rivolgere uno sguardo alla benevolenza divina, non ha quello che si dice "il dono della fede".
Cortina d'Ampezzo
Però... devo dire che da qualche giorno qualcosa mi ha fatto riflettere. Accadono miracoli e accadono a Cortina d'Ampezzo. Evidentemente anche chi sta in alto sa dove andare in questi giorni vacanzieri.
Però mi immaginavo i santi a compiere miracoli, e invece sono stati degli uomini in divisa, più precisamente dei finanzieri. Forse erano santi travestiti da agenti della guardia di finanza, chissà... dopotutto non mi intendo di affari divini.
Però il miracolo c'è stato: giunti in loco per compiere i loro controlli su eventuali e, sicuramente poco credibili tentativi di evasione fiscale da parte dei simpatici frequentatori di quelle auguste montagne, i finanzieri si sono trovati di fronte alla meraviglia delle meraviglie: in quel giorno, infatti, c'è stato un incremento degli scontrini.. pardòn, degli acquisti (e di conseguenza delle vendite) del 300% rispetto allo stesso giorno dell'anno precedente e del 110% rispetto al giorno prima.
Come chiamare questo avvenimento se non miracolo? 
E, credo, saranno ben contenti i commercianti di Cortina, no? Sarete contenti, credo... prima non vendevate niente, in un giorno avete fatto una bella cassa... siete contenti, no?
E ora potrete magari cambiare la macchina, che avete quelle vecchie macchinette mezze rotte e... ah, no? Hanno macchine di lusso? Con dichiarazioni sotto i 30.000 euro? Caspita... un altro miracolo! 
Potessi rientrare in Italia, farei subito un salto da quelle parti, ne avrei proprio bisogno di un miracolo, sì... un bisogno estremo.


giovedì 5 gennaio 2012

ARANCE MECCANICHE


Un uomo e la sua bambina di tre anni sono stati uccisi a Roma. Uccisi per rapinare a quest'uomo 5.000 euro. Non è certo la prima volta né sarà l'ultima, ma di sicuro è un segnale, uno dei tanti dei tempi che stanno per venire.
Prepariamoci.
Preparatevi.
Aumenteranno i poveri, aumenteranno i disperati, aumenteranno gli ultimi.
Aumenteranno i suicidi (e in questi giorni ne abbiamo viste anche da questo lato).
Aumenteranno i crimini.
Aumenteranno i criminali.
Aumenterà lo sdegno indotto dai mezzi di informazione nelle "brave persone", che rimarranno sempre più stupite nell'apprendere che un criminale era magari il loro vicino di casa. "Era una persona normale, chi si sarebbe mai aspettato" diranno. Direte.
Aumenterà la stretta e il controllo da parte dell'autorità.
La guerra è già iniziata. Gli schieramenti sono già stati decisi: ultimi contro ultimi.
Preparatevi.
Preparati, tu... che sei lì e ti sei sempre ritenuto al sicuro da tutto e da tutti, protetto dalle tue belle sbarre alle finestre.
Preparati, ipocrita lettore, amico mio. Là fuori la guerra è cominciata e si mietono le prime vittime.
Presto potrebbe toccare a te.
Guardati dai nemici. Quelli veri.
Guardati allo specchio.



mercoledì 4 gennaio 2012

Clandestin Travaglio

Parola a Marco Travaglio oggi, e a un articolo su una "clamorosa notizia" che, a pensarci bene, potrebbe sconvolgere il Paese intero. Un Paese che proprio uguale per tutti non è.






Le odi di Giorgio (Marco Travaglio)



Mentre un’apposita commissione capitanata dal presidente dell’Istat e composta “anche da quattro accademici”, dopo sei mesi di duro lavoro, rivela agli italiani quel che sanno da sempre, e cioè che i nostri politici guadagnano molto più dei loro colleghi del resto d’Europa, il quotidiano la Repubblica informa: “Napolitano va al cinema e paga il biglietto… A Napoli per qualche giorno di riposo, ha assistito insieme alla moglie Clio alla proiezione del film di Clooney Le idi di marzo. Il capo dello Stato è andato personalmente al botteghino per fare i biglietti. All’uscita è stato applaudito al grido di ‘Viva il presidente’ e ‘Bentornato a Napoli’”. Ora, ci riempie il cuore di gioia la notizia che almeno un politico italiano, anziché sbeffeggiato dalla folla inferocita, viene salutato con simpatia. E soprattutto che al cinema paga il biglietto. Ma, se un gesto assolutamente normale “fa notizia”, vuol dire che non siamo un paese normale. Nei paesi normali, quelli dove il premier Cameron va in bicicletta e il suo predecessore Brown prendeva la metro (pagando regolarmente il ticket), o dove la cancelliera Merkel fa la spesa al supermercato (e, giunta alla cassa, paga regolarmente il conto), sarebbe una notizia se il presidente irrompesse in un cinema col mitra spianato e si facesse largo fra la folla e le maschere per entrare gratis in sala, magari scippando i posti migliori a chi ha osato occuparli. È questo che si aspettano gli italiani da un politico? Nel 2002 il capogruppo forzista Renato Schifani vinse il Tapiro d’oro di Striscia la notizia per aver tentato di entrare gratis al cinema Aurora di Palermo sventolando una tessera scaduta dell’Agis (ogni parlamentare ne ha una). La polizia provvide poi a identificare la maschera che s’era azzardata a opporre resistenza. Quattro anni dopo, il suo ufficio stampa pensò bene di diramare un comunicato per segnalare alla Nazione un atto di estremo coraggio dell’eroico senatore: “In vacanza alle Eolie, Renato Schifani ha dovuto aspettare per un’ora di fila che si liberasse un tavolo in un ristorante. E ha pazientemente atteso il proprio turno, senza sollevare alcuna obiezione né pretendere un trattamento di favore”. Evidentemente Schifani, conoscendosi, si era molto meravigliato e congratulato con se stesso per aver resistito alla tentazione di prendere a calci in culo gli avventori che si permettevano di occupare i tavoli lasciando in attesa uno statista di chiara fama, anzi fame. Napolitano non è Schifani (anche se siede appena un gradino sopra di lui). Infatti si è ben guardato dal far diramare comunicati esaltanti il suo nobile gesto di pagare il biglietto. Ma il guaio non è Napolitano (come non lo è Monti, altro destinatario di sviolinate e salamelecchi non richiesti): sono certi giornalisti che, nel vederlo pagare il biglietto, arrotano la boccuccia a cul di gallina e prorompono in gridolini estasiati, come dinanzi alla liquefazione del sangue di San Gennaro. Miracolo! Il Presidente paga il biglietto! Ecco la cronaca del Mattino sull’arrivo della coppia presidenziale, tutto il biglietto minuto per minuto: “A vederli da lontano, mentre percorrono il cuore di Chiaia, sembrano una coppia qualsiasi”. Incredibile: Clio e Giorgio camminano sulle gambe, hanno un naso, una bocca, due occhi e due orecchie, proprio come noi. “Alla cassa il capo dello Stato estrae il portafogli (anche lui ne ha uno, ndr) dal soprabito blu e compra personalmente i biglietti”. Personalmente, capito? Chi pensava che egli sia solito ingaggiare un passante a caso che compri i biglietti al posto suo è rimasto deluso: fa tutto da solo. “In sala la coppia si accomoda in poltrona tra una cinquantina dispettatori che rispettano la riservatezza senza avvicinarsi né rivolgere domande”. Vorranno forse vedersi il film in santa pace? Macché, “rispettano lariser vatezza”. “Addirittura una persona si sposta per lasciare più sedili liberi accanto al capo dello Stato”. Forse l’ingenuo spettatore pensava che un capo dello Stato possegga più deretani di una persona normale. Invece Napolitano ne ha, sobriamente, uno solo.